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Intervista a Fabrizio Melorio:Fondi Europei per la formazione professionale
Data: 29.03.2012

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Fondi Europei per la cultura 2007-2013: una programmazione tra luci e ombre

Qualche anno fa, era il 2007, dopo una laurea in Lettere e un master in “Tutela e valorizzazione dei beni culturali”, mi si presentò l’occasione di partecipare al corso in “Competenze tecnico-professionali per la progettazione culturale” all’Istituto Luigi Sturzo Di Roma. La partecipazione al corso era gratuita previa selezione. Tra gli aspiranti inoccupati e in possesso di lauree in discipline umanistiche, a parità di merito, si privilegiavano le donne per favorire la pari opportunità e l’inserimento nel mondo del lavoro. Il corso era gratuito ed era finanziato dalla Provincia di Roma attraverso i Fondi Europei. Grazie al corso ho imparato alcune importanti nozioni sul mestiere dell’euro-progettista, una figura professionale specializzata nell’ideazione e nella stesura dei progetti europei per gli Enti culturali, ed è stata una proficua occasione di preparazione all’inserimento nel mercato del lavoro.

Siamo già a marzo del 2012, il “Programma dei Fondi Strutturali europei 2007- 2013” sta per concludersi e si possono tirare le somme di quanto fatto in questi sei anni. Memore della proficua esperienza al corso dell’Istituto Sturzo sono andata a fare qualche domanda a Fabrizio Melorio, responsabile dell’Area Formazione dell’Istituto Luigi Sturzo di Roma, che da anni collabora con la Regione Lazio (Provincia di Roma) nell’impiego dei Fondi Europei per la formazione professionale.

Rosa Tinnirello: Caro Fabrizio che riscontro ha avuto il corso in “Progettazione culturale” promosso con fondi europei?

Fabrizio Melorio: “I corsisti hanno preso diverse strade professionali: liberi professionisti, imprenditori ecc… ma molto più del 50% di loro ha trovato uno sbocco professionale in qualche modo assimilabile al percorso di studi. Questo significa che i fondi Europei sono stati utilizzati correttamente per un’iniziativa di formazione post laurea in ambito culturale che ha creato opportunità lavorative ed evitato alle famiglie cospicue spese”.

R.T: Come mai la Provincia ha potuto utilizzare i fondi europei per finanziare il vostro corso? Non si tratta di una sovvenzione di competenza regionale?

F.M:
“A partire dalla programmazione 2007 – 2013 le Regioni per delega hanno potuto trasferire ad alcune Province la gestione di una parte delle risorse. La Regione Lazio ha erogato una parte dei propri fondi alla Provincia di Roma per la formazione professionale su base triennale prolungabile per tutti e sei gli anni della programmazione. Questo meccanismo, gestito dalla Provincia di Roma, con una percentuale di spesa vicina al 100% dimostra che anche in Italia è possibile ottenere risultati significativi. Un esempio virtuoso che è stato in questo momento sostanzialmente interrotto dalla Regione Lazio lasciando di fatto un intero territorio compresa la città di Roma senza risorse per la formazione. Con il rischio concreto che la Regione Lazio vada incontro ad un rilevante disimpegno.


R.T: Ma se quello dell’Istituto Sturzo di Roma è da considerarsi un esempio virtuoso nell’impiego dei Fondi Europei, qual è la situazione nelle altre Regioni italiane?

F.M: “Purtroppo la situazione è molto complessa. Per varie ragioni siamo costretti a registrare una situazione difficile per i fondi 2007-2013. Il Governo Monti ha istituito il Ministero per la coesione territoriale per tentare di recuperare i disimpegni evitando di restituire i fondi per cattiva politica, mancanza di competenze e di senso di responsabilità da parte di alcune Regioni”.

R.T: Ci spiegheresti meglio quali sono e come sono strutturati i fondi per la cultura erogati dall’Europa?

F.M:
“L’Europa finanzia la cultura in vari modi: innanzitutto tramite i Fondi strutturali (il Fondo per lo sviluppo regionale e il Fondo sociale europeo). Entrambi sono gestiti da Amministrazioni Pubbliche sia centrali che regionali. Per le amministrazioni centrali i finanziamenti vengono impegnati in stretta correlazione con quanto indicato nei Programmi Operativi Nazionali, proposti dal governo nazionale e approvati dall’Europa.
Poi ci sono i finanziamenti erogati alle Regioni secondo le specifiche programmazioni territoriali. In questo caso il criterio scelto è quello della maggiore necessità ma anche quello della capacità di spesa. In particolare sono destinati alle nostre regioni del sud: Campania, Puglia, Calabria, Sicilia. Sono territori che facevano parte dell’ex “Obiettivo uno”, oggi denominate Regioni dell’’Obiettivo Convergenza’. Lo scopo dei finanziamenti è lo sviluppo e la coesione Europea per colmare il ritardo di sviluppo”.

R.T: Per quali attività culturali specifiche vengono stanziati i fondi europei?

F.M:
“Nei documenti di programmazione europea c’è una lettura attenta che corrisponde alle criticità. L’Europa finanzia, come dicevo, crescita e coesione sociale. In questo senso la cultura può fare molto. Certo, i sei anni della programmazione non bastano a diminuire il divario tra il sud e il nord però si possono ottenere risultati interessanti. Per esempio potenziando il sistema formativo.  Purtroppo i Fondi Europei non sempre hanno lasciato tracce sufficientemente durevoli”.


R.T: A tuo avviso quali possibilità ci sono per salvare il nostro patrimonio culturale usando i fondi europei?

F.M: “E’ importante che si affermi un ruolo della cultura come volano della crescita soprattutto in questo momento di crisi economico - finanziaria. E ciò vale sia per quella parte dei fondi europei gestiti dai Ministeri o dalle Regioni, sia per i fondi gestiti direttamente dalla Comunità europea. Se una Regione intende utilizzare il patrimonio culturale mettendolo finalmente a valore sicuramente la creatività, l’innovazione e le competenze offerte da quel territorio saranno destinate ad aumentare per qualità e per diffusione”.






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