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ARCUS Spa CHIUDE I BATTENTI
Data: 20.03.2012

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E’ di pochi giorni fa la notizia che Arcus, su volontà dei ministri Lorenzo Ornaghi ai Beni culturali e Corrado Passera delle Infrastrutture, sia sulla via di un imminente ed inesorabile fine, determinata innanzitutto da diversi finanziamenti clientelari e ricche spese di gestione. Sembra che già nel prossimo Consiglio dei ministri verrà chiarito il destino di questa società.

La costituzione di Arcus, Società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo S.p.A, con atto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, risale al febbraio 2004. Il fine ultimo dichiarato è quello di sostenere in modo innovativo progetti riguardanti l’universo dei beni e delle attività culturali anche nelle loro possibili interrelazioni con le infrastrutture strategiche del Paese. Tra i numerosi esempi delle attività sostenute dalla società figurano, tra i più recenti, la creazione di una serie di parchi archeologici e i finanziamenti destinati ai beni danneggiati dell’Aquila per dieci anni. Intervenire quindi nello sviluppo progettuale ed adoperarsi affinché l’iter volga ad una sua degna conclusione anche attraverso finanziamenti, è lo scopo primario di quest’ente oggi destinato alla chiusura.

Il Ministro Ornaghi, incalzato dal Presidente Onorario del FAI, Giulia Mozzoni Crespi, ha dichiarato che Arcus è da considerarsi “uno strumento” che ora vive un atto di valutazione partito dal Ministro delle Infrastrutture. “Si sta valutando se è ancora funzionale - ha precisato il ministro - Fatta la valutazione, si procederà, se sono necessarie, a razionalizzazioni e riorganizzazioni”.

Attraverso le innumerevoli informazioni che giungono dai mezzi di stampa, sembra che il governo stia realmente valutando una profonda trasformazione dell’ente che potrebbe giungere alla sua liquidazione; i fondi di Arcus, derivanti dal 3 per cento degli investimenti nelle grandi opere, in tal caso, resterebbero comunque in capo ai Ministeri coinvolti. A quanto riferito da La Repubblica, a premere per una definitiva chiusura è Mario Caccia, primo responsabile di Arcus ed ora viceministro di Passera. In un intensa ottica di risparmio e razionalizzazione del denaro pubblico, la possibilità di contenere una società con azioni così “torbide” sembra essere l’unica soluzione possibile a patto che il denaro gestito da questa società resti nell’alveo culturale, come viene assicurato dal governo. Va precisato però che dei 200 milioni gestiti, solo 30 erano in forma liquida perché gli altri erano destinati ad accendere mutui (azione possibile per un società privata ma impossibile, ad esempio per il Mibac).

I motivi che hanno condotto a tale situazione son da rintracciarsi nella velata informazione sottesa alla gestione degli oltre 200 milioni di euro annui finanziati dal Ministero delle Infrastrutture, nelle esose spese di gestione della società con sede nella lussuosa via Barberini che costava ben 18mila euro mensili per ospitare 10 dipendenti, dalla logica perdita di credibilità dell’azienda ed in particolar modo dai numerosi finanziamenti distribuiti in maniera clientelare dalla società. Ne sono prova il finanziamento pari a 10 milioni di euro, destinato alla ristrutturazione del palazzo di piazza di Spagna di Propaganda Fide (azione per la quale è attesa una sentenza della procura della Corte dei conti per danno erariale e che sembra “aver giovato maggiormente al ministro Lunardi per ottenere a prezzo scontato altri appartamenti che non alla popolazione italiana”), il denaro devoluto alla sorella dell’avvocato Ghedini per la ricerca archeologica ed figlio del giudice Renato Squillante (coinvolto nei processi Sme e Lodo Mondadori – Imi Sir) a cui son stati devoluti 500mila euro per l’opera 'The wings of Dedalus' o i 750 mila euro per un restauro fantasma.

Secondo quanto dichiarato da Ettore Pietrabissa, direttore generale di Arcus, non vi è stata ancora nessuna comunicazione ufficiale riguardante la liquidazione della società ma la prospettiva che si ha dinnanzi sembra descrivere questo scenario. In tal caso, gli attuali dipendenti della suddetta società verranno riassorbiti nei ministeri responsabili ed i progetti in itinere di Arcus saranno comunque portati a termine poiché la struttura operativa dell’ente resterà operativa senza acquisire nuovi fondi ma portando ad esaurimento quelli già esistenti.

Il Direttore, nelle sue dichiarazioni, lascia trapelare una evidente perplessità riguardante la scelta del ministro perché Arcus presenta il suo bilancio solo nella giornata odierna e presenta un utile operativo pari a 2milioni e mezzo di euro nel quale si evidenzia che i costi di gestione sono coperti dalle commissioni professionali e quindi non gravano sui fondi pubblici. Gli utili della società vengono poi suddivisi secondo quest’ordine: pagamento delle tasse, dividendi al Tesoro, rafforzamento del capitale che, partito da un netto di 8 milioni di euro, ad oggi è diventato di oltre 16 milioni. Si evidenzia così un percorso di innegabile crescita che sembra scontrarsi con la necessità di razionalizzazione e risparmio che regna nel nostro paese.

Resterebbero però da chiarire i rapporti definiti “clientelari” della Arcus che, sempre secondo le dichiarazioni del Direttore, dopo una prima contestazione relativa al finanziamento di un progetto già in corso, (pratica assolutamente legittima anche secondo il parere rilasciato dall’Avvocatura Generale dello Stato), è stata vittima di molte informazioni errate, mai rettificate come è stato per il caso di Propaganda Fide. Tale progetto si configura come uno degli investimenti più importanti gestiti dalla società; “Arcus ha cercato di contribuire all’apertura di un nuovo museo nella città eterna a beneficio del turismo culturale, di aprire al pubblico uno dei palazzi più importanti del barocco romano dove hanno lavorato contemporaneamente il Bernini e il Borromini” senza che vi sia stato nessun altro affare sospetto.
Restando sul progetto di Propaganda Fide, inoltre la stampa e l’opinione pubblica sembrano aver sottoposto la Direttrice dei lavori, la Dott.ssa Francesca Nannelli, ad un chiaro processo perché affittuaria di un appartamento di Propaganda Fide ma, come precisa il Dott. Pietrabissa, lei non è mai stata la direttrice dei lavori, né per conto di Arcus né per conto di Propaganda Fide. La Dott.ssa Nannelli ha solamente seguito lo svolgersi dei lavori.

Il Direttore, precisa inoltre che Arcus riceve i programmi di intervento dai ministeri e che in questi possono esservi state delle “cose non proprio splendide” ma che in questa fase non sta ad Arcus la responsabilità di definizione della colpa. “Se quando si procede con le istruttorie per i finanziamenti compaiono delle problematiche – aggiunge e precisa Pietrabissa - noi le portiamo alla luce, tanto che non è affatto raro che emergano delle obiezioni sottoposte ai ministri”. Impossibile infine negare la possibilità di interventi frutto di compromessi ma questi non sembrano essere comunque imputabili alla società a causa dell’iter che ogni progetto porta con sé. Si rileva una parziale ammissione di colpa nella gestione di una società privata sostenuta con fondi pubblici che non sempre hanno avuto giusta destinazione. Sostenendo anche solo che alcune informazioni riguardanti la società siano illazioni, resta sempre uno scenario eccessivamente sfocato perché possa essere accettato, anche arbitrariamente. La decadenza dell’informazione pubblica passa inevitabilmente attraverso un labirintico marasma di notizie ed interpretazioni che si susseguono con infinita velocità. Difficile districarsi in una vicenda così complessa come appare quella di Arcus, società adibita alla salvaguardia dei beni culturali, oggi al centro di un dibattito importantissimo che investe ogni settore della politica, dell’amministrazione e della cultura. Osservando la pelle del sistema dell’arte che vige in Italia oggi, si intravedono macchie sempre più grandi e ferite ancor più profonde a scapito dell’ottimo lavoro svolto da molti. Ci si augura che razionalizzazione ed ottimizzazione siano sinonimi di buon senso e base di un potenziale sviluppo per un settore realmente strategico nel nostro paese. E si confida in un futuro che non sia troppo lontano nel quale responsabilità singola e collettiva non siano solo parole ma un azione concreta. Maggiore trasparenza per la destinazione dei fondi, abolizione di qualsiasi forma di rapporto politico-clientelare sono i requisiti base di ogni attività e indipendentemente dal fondamento di alcune accuse, la possibile chiusura di Arcus si configura (in qualsiasi caso) come una nuova sconfitta del nostro paese, dove gli interessi personali sembrano avere sempre la meglio sulla collettività (e la coscienza).







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