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MUSIKEY GIUGNO 2009
Autore: Mdi Ensemble
Data: 15.06.2009

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Questo mese...

- Intervista al Duo Feola. Angela e Nicoletta si raccontano.piano_1
- Discografia a cura di Alberto Moretto
- Tema del mese. L'eclettismo della musica contemporanea nel pianoforte
- Il Provocatore di Alessandro Dolci


Intervista al Duo Feola. Angela e Nicoletta si raccontano.

Specialiste nella musica del Novecento, Nicoletta e Angela hanno inciso un cd con musiche di P. Hindemith per Art Voice (Monaco di Baviera), hanno realizzato trasmissioni per la radio e la televisione  polacca con musiche di E. Chabrier, per Raiuno con brani di D. Milhaud e concerti live per EuropaRadio (Milano). Hanno collaborato con il Laboratorio di Informatica dell'Università degli Studi di Milano eseguendo in prima assoluta delle composizioni espressamente dedicate a loro.
In questo numero raccontano a Musikey la gioia e l'orgoglio di essere un Duo.




duo_feola_01Musikey
- Nicoletta e Angela: sorelle, belle e brave. Da quando l'idea di formare un duo pianistico?
Duo Feola - Da sempre!! Abbiamo iniziato per gioco durante i primi anni di Conservatorio e nel tempo il gioco si è trasformato in professione.

Musikey - Dal vostro sito emerge una predilezione per lo studio e l'esecuzione del repertorio del 900. Da cosa deriva questa scelta artistica/stilistica?
D.F. - Dal felice incontro, nelle aule del Mozarteum di Salisburgo, con il M° Alfons Kontarsky, insigne pianista che insieme al fratello Aloys ha costituito uno dei migliori, prestigiosi e storici duo pianistici degli ultimi cinquant’anni. Sono stati grandi interpreti del repertorio novecentesco e diversi  compositori hanno loro dedicato prime assolute. Kontarsky ci ha insegnato un rigore interpretativo e una lettura acuta e lucida dei lavori pianistici contemporanei di cui rimane una delle voci più autorevoli in epoca attuale.

Musikey - Come è il rapporto tra di voi, dal punto di vista personale e professionale?
D.F. - Bellissimo! C’è molto dialogo e  confronto, intuizione reciproca e gran divertimento.
Non sempre abbiamo le stesse idee, nel quotidiano e davanti alla tastiera, ma il grande rispetto per la diversità di pensiero ci conduce alla fine a modulare una sintesi che potremmo definire ottimale. Ci conosciamo comunque così profondamente che è sufficiente uno sguardo, durante i recitals, per cogliere una estemporanea esigenza interpretativa sorta hic et nunc da parte dell’altra ed assecondarla ricreando insieme, con fantasia, l’interpretazione.

Musikey - Suonare in due vuol dire giocare con la musica, prendersi per mano in un girotondo in cui anche il pubblico partecipa. Musica è anche gioco, divertimento dunque? Potete commentare questo incipit della vostra presentazione nel sito?
D.F. -Play, Spielen, Jouer le altre lingue traducono l’atto del suonare con un verbo che significa anche gioco e noi  condividiamo questo habitus mentale.
Per noi suonare vuol dire lavoro, studio, Cultura, Bildung, ma non dimentichiamo mai un certo atteggiamento ludico, quella leggerezza intellettuale e spirituale cui allude Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane.

Musikey - Qual è a vostro avviso il ruolo dedicato al pianoforte nel repertorio angela_01repertorio contemporaneo? Quali le “stranezze” tecniche e stilistiche richieste in particolari brani?
D.F. - Il pianoforte rimane lo strumento prediletto dei compositori, anche per contingente necessità.
Molto è stato detto e fatto, da Stockhausen a Cage, da Zimmermann, Berio, sino a Jacobi, a Ligeti. Non ci meravigliamo più di nulla, solo auspichiamo ad un tipo di composizioni che non miri a stupire con effetti, ma che abbia in sé una raison d’etre, una logica formale intelligente ed un contenuto compiuto e maturo

Musikey - Quali le maggiori differenze con il repertorio classico-romantico?
D.F. - Il repertorio contemporaneo ha meno retorica ed un’espressività più introspettiva, da scavare, da “recitare”. Indubbiamente lo spettro timbrico offre un campo d’indagine più ampio e quindi affascinante.

Musikey - Cosa significa per un duo pianistico lavorare con un'orchestra?
D.F. - Abbiamo collaborato con diverse orchestre italiane. E’ sempre emozionante e meravigliosi sono i concerti per due pianoforti ed orchestra (da Bach a Mendelssohn, da Poulenc a Martinu). Tuttavia notiamo essere un approccio diverso rispetto al nostro consueto modus operandi: il numero esiguo delle prove a disposizione prima del concerto non sempre consente di approfondire le scelte esecutive.



Musikey - Quale il vostro autore contemporaneo prediletto? Perchè?
D.F. - Gyorgy Ligeti, che consideriamo contemporaneo benché scomparso nel 2006. Lo apprezziamo per la sua innovativa e sperimentale scrittura pianistica, rispettosa delle potenzialità dello strumento, senza intenzione di stravolgerne la voce. Abbiamo eseguito in molte occasioni i Drei Klavierstucke, dedicati al duo Kontarsky: sono un’immensa  fucina di timbri, di forte suggestione. Possiede un elegante ed essenziale linguaggio compositivo, apprezzabile anche nei lavori per coro ed orchestra.

Musikey - Se doveste descrivere con qualche aggettivo, brevemente, alcune delle sensazioni che provate quando suonate insieme, cosa direste?
D.F. - Emozione, fiducia, dialogo, gioia.

Musikey - Meglio soliste o in duo?
D.F. - Ovviamente in duo!!Senza nulla togliere al repertorio solistico che frequentiamo quotidianamente, noi preferiamo esprimerci in DUE. Anche perché non troviamo grande differenza tra il solista e la formazione del duo pianistico: le difficoltà tecniche e interpretative sono le medesime, i compositori che studiamo sono gli stessi della letteratura solistica, quindi altrettanto autorevoli. Il repertorio poi è molto vasto ed interessante: semmai è più impegnativo in quanto si deve imparare a respirare, fraseggiare, pedalizzare insieme, affinare il medesimo tocco.

Musikey - Quali i vostri progetti futuri?
D.F. - E’l’anno di Mendelssohn: quindi tributo al grande compositore romantico.
Nel frattempo collaboriamo con un quartetto vocale per i Liebeslieder di J. Brahms. Infine abbiamo scoperto una complessa e stupenda Sonata di D. Sostakovic che inseriremo in un programma concertistico dedicato alla musica russa e sovietica.
Dimenticavamo… un po’ di vacanza sulle spiagge del Mediterraneo.



Discografia a cura di Alberto Moretto

STRADIVARIUS STR33610
CLAUDIO AMBROSINI: Passione secondo Marco (Sonia Visentin, Paola Seno, Lucia Michelazzo, Ezio Di Cesare, Marco Scavazza, Walter Testolin, Valter Malosti, voci, direttore Fabio Maestri)
 
STRADIVARIUS STR 33536
BRUNO MADERNA: Concerto, per due pianoforti e strumenti; Serenata n° 2, per ensemble; Fantasia e fuga, per due pianoforti; Pièce pour Ivry, per violino solo; Solo, per musette, oboe, oboe d'amore, corno inglese (con Aldo Orvieto e Marco Rapetti, pianoforti, Paolo Pollastri, oboe; direttore Andrea Molino)
 
BRILLIANT CLASSICS
JOHN CAGE: Complete music for prepared piano (Giancarlo Simonacci (pf. preparato), Ars Ludi Lab (percussioni), Orchestra Galilei diretta da Nicola Paszlowski


I siti
http://www.mdiensemble.com/
http://www.alessandrodolci.it/
http://www.duofeola.it/
http://www.cime-icem.net/
http://www.imc-cim.org/


pianoforte_con_descrizione_400_01Tema del mese. L'eclettismo della musica contemporanea  nel pianoforte

Con l'intervista alle sorelle Feola, Mdi Ensemble vuole porre l'attenzione in questo numero sullo strumento più classico e romantico per antonomasia: il pianoforte.
Nel Novecento, secolo sperimentale per eccellenza, nella grande fame di novità gli strumenti acustici tradizionali hanno subito trattamenti e maltrattamenti estremi per suonare in modo altro.
Proprio il pianoforte risulta lo strumento più indagato e violentato all'interno dell'esplorazione innovativa sistematica e totale, anche in senso “distruttivo” ovvero creativamente distruttivo, del secolo scorso.
Il desiderio di superare le barriere armoniche, di andare oltre il noto, insinuarsi in giungle sonore misteriose all'insegna della più totale libertà creativa, verso linguaggi musicali ancora possibili, ignoti o ignorati è il motore del compositore novecentesco.


Schimmel k208 pegasus, pianoforte eccentrico. Questo pianoforte è dedicato agli amanti della buona musica che non vogliono rinunciare alla magia di un design che rompa gli schemi. Il suo stile avvolgente sviluppato dal progettista tedesco Luigi Colani, sembra uscito dalla galleria del vento della Nasa.

I primi cambiamenti che coinvolgono il pianoforte riguardano prima di tutto il modo di suonare lo strumento. L’americano Henry Cowell inventa i clusters, ovvero aggregati di note vicine che si ottengono premendo mani, braccia o qualunque altra cosa sulla tastiera del pianoforte Frank Zappa, su una sua partitura, indicava un cluster sedendosi addirittura con le natiche sulla tastiera! La tecnica del cluster è diventata il simbolo del modernismo musicale, un gesto dissacrante nei riguardi della classicità, l’apoteosi del cromatismo dissonante. Attenzione però perchè non si tratta di mera improvvisazione: ci sono composizioni per clusters che sono ben pensate e volute, pianificate, come ad esempio le due Sinfonie per 21 pianoforti di Daniele Lombardi. Altri compositori poi indagano il pianoforte per ricavarne nuovi suoni. A questo proposito la tecnica dello “string piano” sfrutta la manipolazione diretta delle corde con le dita, pizzicandole. Anche questa tecnica è da attribuire all’estroso Henry Cowell, peraltro il maestro più importante di John Cage. E proprio John Cage è considerato l’inventore del pianoforte preparato, con la sua opera Bacchanale del 1938-1940, composto per la danzatrice Syvilla Fort, un'altra stramberia americana del Novecento. Originariamente si trattava di una composizione per ensemble di percussioni ma non potendo Cage disporre di tale ensemble, ripiegò sul pianoforte, dentro il quale introdusse materiali vari trasformando lo strumento in un ensemble piano-percussioni con sonorità che andavano dalla marimba a piccoli tamburi, passando per suoni metallici simili a campane. L’inserimento di oggetti altera più o meno leggermente la tensione delle corde, quindi si hanno anche effetti di leggera scordatura. Forse Cage non è proprio il primo in assoluto a preparare un pianoforte, ma per certo è da considerare il primo a pianificare e a sviluppare consciamente questa idea.
La tecnica del pianoforte preparato consiste dunque nell’introdurre materiali vari tra le corde del pianoforte: viti, chiodi o altri oggetti metallici puntuali, o anche pezzi di gomma, oppure oggetti vibranti di vario tipo che vengono poggiati sulle corde. Assai noto e curioso il pianoforte preparato per Roastbeef, un brano degli Area, che tra i vari oggetti posati sulle corde del pianoforte annovera addirittura una bistecca di manzo! (da qui il titolo della canzone).
Cage sostiene che chiunque, guidato dall'istinto creativo può creare un pianoforte preparato, secondo   l’estro del momento, senza pianificare con precisione il dettaglio degli oggetti, semplicemente lasciandosi andare e divertendosi. Normalmente però la preparazione di un pianoforte da parte di un compositore non è mai casuale, Cage stesso ne è esempio, quale principale utilizzatore del pianoforte preparato: dal 1940 (Bacchanale) al 1952 (Two Pastorales), John Cage scrive ben 55 partiture per pianoforte preparato solista, per piano preparato ed ensemble di percussioni e per piano preparato e orchestra da camera.

Se nella musica contemporanea statunitense la tecnica di Cage ha un discreto seguito tale successo non si riscontra invece in Europa. Qui, soprattutto Stockhausen e Berio si dedicano ad un intenso e ben più complesso studio per allargare le possibilità acustiche del pianoforte senza tuttavia toccare, o facendolo raramente,  l’interno del pianoforte, che è rimasto un tabù nella cultura musicale europea.


Il libro. Sparate sul pianista. La censura musicale oggi

Curato da: Korpe M., Perna V., Ed. EDT, 2007 – Collana Risonanze
Un viaggio attraverso la musica negata, messa all'indice e condannata al silenzio in molte parti del mondo contemporaneo. Nella fotografia apparentemente surreale - "come si fa a metter in gabbia una canzone?", scrive Dario Fo nella sua introduzione - di una realtà drammaticamente viva e diffusa, la censura musicale viene qui osservata e discussa nelle sue più o meno esplicite modalità d'attuazione in sedici diversi paesi del mondo: dall'Afghanistan alla Corea del Nord, dal Sudafrica all'Algeria, dalla Turchia alla Francia, con un focus sugli Stati Uniti del dopo 11 settembre. Uno studio che nasce nell'ambito di Freemuse, Organizzazione non governativa danese il cui scopo è quello di monitorare la libertà d'espressione musicale nel mondo e di denunciarne le violazioni. Attraverso le testimonianze di musicisti, studiosi, giornalisti, censurati e persino censori si delinea così il complesso e tutt'altro che pacifico quadro dei rapporti tra musica da un lato, società, ideologia e politica dall'altro, lasciando emergere parallelismi inquietanti fra sistemi politici e di pensiero molto diversi fra loro. Una panoramica che dietro l'aspetto del distaccato studio sociologico o del reportage giornalistico assume in molti punti la capacità di coinvolgimento emotivo della narrativa.

pforte_4_01In evidenza. CIME (Confédération Internationale de Musique Electroacoustique), Cim - Unesco

La Confédération Internationale de Musique Electroacoustique promuove i vari aspetti della musica elettroacustica internazionale. L'organizzazione si compone di varie federazioni nazionali nel mondo ed è membro dell'organizzazione internazionale dell'Unesco "International Music Council" (Cim).



Il movimento verso la nascita di questa organizzazione internazionale nasce tra il 1974 e il 1981 (anno della fondazione), dagli incontri tra circa una dozzina di compositori durante il bourges international experimental music festival. Le loro discussioni vertono principalmente sulla musica elettroacustica e si sviluppano in dibattiti dinamici al fine di analizzare i vari aspetti artistici, tecnici ed estetici di tale musica. Decisivo per la nascita della CIME è il contributo di J. Appleton, F. Barrier, G. Bennett, L.G. Bodin, P. Boeswillwald, C. Clozier, H. Davies, L. Goethals, S Hanson, D. Keane, P. Menard, Z. Pongracz, B. Truax.
L'oggetto della neonata associazione è di promuovere a livello interazionale i vari aspetti della musica elettroacustica attraverso la concessione di opportunità per la creazione di nuove opere, soprattutto mediante l'incoraggiamento della produzione, della creazione artistica, della ricerca; della distribuzione delle composizioni; della pedagogia e dell'insegnamento; degli incontri tra professionisti (compositori, studosi, musicisti, insegnanti), della comunicazione delle conoscenze e delle tecniche elettroacustiche; infine attraverso collaborazioni con corpi ed organizzazioni internazionali.
L'associazione cerca di garantire fin da subito un razionale e coerente sviluppo ad alti livelli dei metodi compositivi e delle tecniche elettroacustiche, sia analogiche che digitali, con il primario scopo di garantire il loro continuo progresso, cosicchè la musica elettroacustica si possa affermare nella sua individualità e coronare il suo ruolo di innovatrice nel dominio della creazione e della diffusione.
La CIME persegue tali scopi con tutte le armi in suo potere, attraverso l'ausilio delle idee degli artisti,  sempre nel grande rispetto dell'uguaglianza dei diritti dei compositori e della libera espressione legata alla  loro cultura nazionale.
CIME diventa ben presto (1983) il diciottesimo membro del CIM (International Music Council) dell'Unesco , il quale raggruppa in sé le federazioni nazionali di 13 paesi: Argentina, Belgio, Colombia, Cuba, Spagna, Francia, Italia, Norvegia, Portogallo, Russia, Slovacchia, Svizzera, Repubblica ceca. Le federazioni sviluppano in tutta la loro indipendenza nazionale programmi e attività.

I concerti

Giovedì 11 giugno, Villa Solaria - Firenze
Riccardo Tesi, compositore, organettista, ricercatore, autentico pioniere della musica etnica in Italia, presenta un nuovo spettacolo, il "Presente Remoto tour".
Il progetto riguarda una commistione tra il passato e il presente del musicista.

Giovedì 11 giugno, piccolo del Teatro Comunale - Firenze  
Roberto Cacciapaglia presenta, per la prima volta dal vivo, il suo ultimo lavoro "Canone degli Spazi".
L'album contiene 12 composizioni inedite che vanno ad arricchire il percorso artistico di studio sul potere del suono che il compositore e pianista milanese da anni realizza.

Giovedì 18 giugno, Teatro dell'Opera - Roma
La rassegna musica "Musica Nuova" che ha preso il via a Roma il 17 Gennaio 2009, si concluderà il 18 giugno al Teatro dell'Opera con "Le grand macabre".
Il cartellone si è rivelato ricco di serate interessanti, fra gli altri: il concerto di Karlheinz Stockhausen, la prima teatrale mondiale di "The blue planet" di Peter Greenaway, "A secret rose" un concerto per 100 chitarre e basso elettriche e batteria.


Il Provocatore
di Alessandro Dolci

Cosa sarà mai questa benedetta “contemporaneità”? pforte_3_01


Molto semplice, ciò su cui si basa la musica contemporanea è sostanzialmente un assunto che sta alla base della vita di tutti noi, che tutti più o meno ricerchiamo: la libertà espressiva.Per capirlo veramente basta partire dal fatto che non esistono limiti a quello che la musica può essere, a quello che il linguaggio musicale può essere, se non quelli che vengono imposti dalla fantasia e dalla creatività umane.
E’ questa la grande lezione di Schoenberg: dimostrare che la tradizione classica, umanistica, di pensiero musicale poteva fondarsi su qualsiasi tipo di armonia o di melodia, se la logica musicale era sufficientemente solida.
Non ci sono limiti ESTERIORI o estetici che possono condizionare ciò che nasce dall’interiorità dell’artista. Gli ascoltatori più lungimiranti del tempo capirono subito il grande messaggio dell’Espressionismo Viennese. Stralci dalle impressioni dopo una esecuzione del Pierrot Lunaire a Parigi ce lo confermano “Il linguaggio di Schoenberg è la definitiva dimostrazione che tutto può essere musica, basta che sia musicale e tangibile”.

Ciò che importa non è il COSA ma il COME.

Ed è anche la grande lezione dell’arte moderna. Anche uno straccio su una tela, una colata di colore possono essere arte, se il senso estetico ed espressivo del creatore gli dona quel tocco magico, quella scintilla misteriosa che sarà sempre l’alfa e l’omega della comunicazione artistica.

Ciò è altrettanto valido in letteratura. Anche la letteratura moderna, come la musica contemporanea, ha abbandonato da un pezzo l’ossessione per la “bella pagina” intesa in senso accademico. Ciò che importa sono i contenuti, quello che si vuol dire, e il modo più efficace per comunicarlo.

La COMUNICAZIONE è l’interesse principale di tutta l’arte (musica, letteratura, cinema) del Dopoguerra.

Quanto siamo distanti dall’accademismo, quanto siamo distanti dalla “buona musica e dalla cattiva musica”, quanto siamo distanti dai “professori”, quanto siamo distanti dai Venerandi Maestri Liberali. Sarà per questo che la musica contemporanea fa ancora abbastanza paura nelle “stanze di gala” della musica “colta”? Potere (ovvero sofisticazione estrema dei mezzi tecnici, ed estrema serietà nell’applicazione al proprio lavoro) e libertà, effettivamente fanno molta paura…ma di solito fanno molta paura nei regimi dittatoriali.
Siamo in un mondo libero (dovremmo…), per cui, che paura abbiamo? Evviva l’arte, evviva la contemporaneità, evviva la libertà, evviva la serietà e la profondità, abbasso il dilettantismo coperto da snobismo. Tutto il resto è noia.

Ebbene sì, la nostra beneamata modernità, con le sue contraddizioni, i suoi drammi e anche le sue bellezze, è rappresentata in musica da due grandi avventure: musica colta-contemporanea, e musica pop. Recuperiamo il piacere di ascoltarcele tutte e due, prendendo da ognuna ciò che di buono può dare A NOI (e non ciò che ci dice il Venerando Maestro Liberale di turno).

In tutto ciò dove sta l’”avanguardia”?






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