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Rubrica dell’avvocato Andrea Pizzi: “L’arte del diritto, il diritto dell’arte”
Autore: Andrea Pizzi
Data: 13.05.2009

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rubrica di approfondimento e confronto per e con i propri lettori. 

Domanda posta da Gerry Figliola: il FAI ha recentemente promosso una campagna a favore dei lasciti testamentari per sensibilizzare gli italiani a seguire l’esempio di tanti filantropi stranieri, in particolare anglosassoni. In Italia si possono lasciare in eredità somme di denaro o patrimoni immobili e mobili. Quali sono le differenze, giuridiche e culturali, rispetto ad altri paesi? Come si può incentivare e promuovere il sistema di queste donazioni? E al di là del FAI, quali possono essere i beneficiari?


I lasciti alla cultura sono oggetto di grandissima attenzione all’estero, sia pubblica che privata. Contribuiscono in maniera spesso determinante al funzionamento di istituzioni culturali ed organizzazioni no profit. Sono auspicati, incentivati, anche attraverso fundraiser professionisti. In Italia, in ambito pubblico, paradossalmente, sembriamo quasi respingerle. Spesso chi vuole donare ad una pubblica istituzione deve condurre una battaglia, tra ostacoli burocratici impensabili e indifferenza da parte dell’interlocutore. Tante occasioni di incrementare il nostro patrimonio culturale con opere, archivi, etc. sono state perse in questo modo. Diversamente dall’ambito pubblico, molte fondazioni ed associazioni culturali italiane sensibilizzano la comunità sull’importanza della donazione o del lascito. Il FAI stesso ha posto in essere una campagna di sensibilizzazione per spiegare all’opinione pubblica che non è necessario donare grandi somme e che occorre anche sdrammatizzare l’aspetto del “fare testamento”, spesso vissuto con timore. È importante sapere che il nostro gesto, anche se modesto, è apprezzato e che la somma donata sarà impiegata con la massima trasparenza per lo scopo auspicato. L’elemento “fiducia” è importante: la consapevolezza che l’istituzione, che ho beneficiato, userà davvero il mio denaro o i miei beni per l’effettivo raggiungimento dello scopo prefissato. Gli specialisti del fundraising ritengono che, tra i cittadini aventi un buon percorso di studi e un’età superiore ai 40-50 anni, la voglia di donare a vantaggio della comunità, anche attraverso fondazioni o associazioni di cui condividono gli scopi, sia molto elevata, ma rimane sostanzialmente inespressa, per il timore di non ricevere adeguata considerazione al proprio gesto, di affidare beni o denaro nelle mani sbagliate, di avere troppo poco da donare. Questo significa che è fondamentale per tante istituzioni poter comunicare al meglio la propria attività, i propri scopi, la propria trasparenza. Quando pensiamo a lasciti e donazioni, non dobbiamo considerare solo situazioni relative a grandi collezioni, opere d’arte mirabili o somme particolarmente rilevanti. Tutte le moderne istituzioni museali europee e americane sono focalizzate sulla ricerca del supporto da parte della comunità. E’ sufficiente visitare il sito internet di un qualsiasi museo, ad esempio il MoMA di New York, per vedere l’attenzione data alla ricerca dei fondi necessari al proprio funzionamento ed al perseguimento del proprio scopo culturale. Per il MoMA anche 75 dollari sono il fondamentale supporto da ricercare e gratificare con una membership con speciali benefici al donatore. Se, da una parte, istituti giuridici come la donazione e la trasmissione di diritti per via ereditaria sono sostanzialmente riconosciuti in tutto il mondo, dall’altra parte, ogni nazione ha la sua regolamentazione specifica; così come ogni sistema giuridico può individuare un proprio concetto di associazione, fondazione, ente no profit, etc. Spesso non si tratta di grandi differenze giuridiche, ma non si può prescindere dall’analisi dei singoli istituti nazionali. L’atto del donare può altresì essere reso particolarmente attrattivo da vantaggi fiscali. Gli Stati Uniti in primis hanno una politica di fortissimi incentivi fiscali alla filantropia. In Italia, sono previste agevolazioni fiscali (detrazioni e deduzioni) per persone fisiche o giuridiche che contribuiscono a sostenere le attività del mondo no profit con contributi in denaro, opere o beni. Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate, è possibile trovare opportune tabelle riassuntive per tipologie di soggetti eroganti, erogazioni e beneficio fiscale. In Francia, esiste la legge 1° agosto 2003 n° 709 relativa ai mecenati ed alle associazioni e fondazioni, che prevede determinati vantaggi fiscali per chi sostiene organismi che pongono in essere attività di interesse generale a carattere non lucrativo. In Germania, la normativa è stata riformata nel 2007 e prevede un sistema di deduzioni dal reddito tassabile per persone fisiche e giuridiche fino al 20%. Anche nel Regno Unito, esistono incentivi fiscali per elargizioni da parte dei singoli e delle imprese. Nel 2005, è stato creato un apposito gruppo di lavoro in seno al governo britannico, col preciso scopo di incentivare le donazioni al settore no profit. attività raccolta ed illustrata nel new Charity Act del 2006. È chiaro che, parlando del nostro Paese, la filantropia (da tenere ben distinta da qualsiasi forma commerciale di pubblicità e sponsorizzazione) può essere incentivata da un attraente e semplice sistema di benefici fiscali, a vantaggio sia dei donanti sia di tutte le organizzazioni no profit che perseguano scopi di interesse generale a vantaggio dell’intera comunità. Di converso, il settore no profit deve ben strutturarsi (seguendo l’esempio delle organizzazioni più virtuose) e deve accettare, insieme a maggiori flussi di aiuti ed elargizioni, anche maggiori controlli.



Segnalate le vostre domande l’avvocato Andrea Pizzi risponderà alle migliori domande e commenterà le migliori proposte, con particolare attenzione ai temi legati al diritto dell’arte e all’economia culturale.

Le domande vanno inviate all’indirizzo mail redazione@teknemedia.net, all’attenzione di Andrea Pizzi.






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