ArsKey Magazine | Articolo


Piano-Casa, pericolo di cementificazione selvaggia
Data: 11.03.2009

vai alla pagina
“Dare a chi ha una casa e nel frattempo ha ampliato la famiglia perchè i figli si sono sposati e hanno dei nipotini la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze o dei bagni con servizi annessi alla villa esistente”. Così Berlusconi giustifica la necessità del provvedimento che arriverà venerdì al Consiglio dei Ministri, l’ormai famoso piano-casa. Che dovrebbe avere, sempre secondo il premier, “effetti eccezionali sulla casa” e sull’economia, rilanciando il settore dell’edilizia, dando una risposta alla crisi economica, creando posti di lavoro. Liberalizzazione delle norme per costruire, aumento del patrimonio edilizio esistente, 550milioni per l’edilizia popolare. Bossi già si preoccupa, dichiarando ansioso: “Non vorrei che facessimo le case per darle agli extracomunitari”. E c’è anche l’opposizione che, “ripescando le vecchie parole della sinistra del no”, come prontamente puntualizza Bonaiuti, si chiede quali saranno le conseguenze di questo provvedimento sul paesaggio, sul territorio, sui centri storici italiani. Ma il premier assicura che non c’è alcun motivo di farsi queste domande, “perchè tutto quello che si farà è in continuazione di case esistenti, nelle zone previste dal piano regolatore e con una vidimazione sotto la responsabilità dei progettisti”. E ce lo assicura mentre si dedica allo shopping per le vie del centro di Roma, ci invita all’ottimismo, ci mette in guardia contro il catastrofismo della sinistra, ci rassicura con sorrisi e strette di mano.  
Perché preoccuparsi allora? Non solo si potranno aggiungere due o tre stanze alla villa -che di certo possediamo in molti- per far posto a figli, nipotini e quant’altro, cosa che peraltro era già possibile, previo l’ottenimento del permesso di costruzione. Si potrà ampliare anche un appartamento del 20%, con l’autorizzazione del condominio e di una certificazione di conformità da parte di un tecnico resa dopo una perizia giurata. Eliminato il permesso a costruire dell’ufficio comunale di edilizia, un architetto o un ingegnere, rigorosamente ingaggiato dal privato, si assumerà tutte le responsabilità, anche per le nuove costruzioni. E di nuove costruzioni ce ne dovrebbero essere tante, tantissime, visto che il piano prevede anche la “rottamazione” degli edifici risalenti a prima del 1989, che potranno essere poi ricostruiti e incrementati del 30%, addirittura del 35% di cubatura se si fa ricorso a bioedilizia o a tecniche di energie rinnovabili (ma forse qui la scampiamo, le energie rinnovabili in Italia non interessano a nessuno). Le case che rientrano in questa fascia sono il 50%-70%, il 70% delle quali si trova nelle città, quelle che in Italia di solito hanno dei centri storici. Sono previsti anche sconti fiscali, con una riduzione generale del 20% sul contributo di costruzione e fino al 60% se l'abitazione è destinata a prima casa del richiedente o di un suo parente fino al terzo grado . E se ciò non bastasse a “rassicurarci”, ci saranno anche novità sul fronte delle sanzioni, che diventeranno solo di natura amministrativa per gli abusi di più lieve entità.  
Il piano-casa sarebbe “straordinario”, come lo definisce Berlusconi, se non fosse che l’Italia è il paese con la più alta concentrazione di beni storici e paesaggistici. Se non fosse che, come afferma il segretario del PD Franceschini, “quello che ci rende unici è il paesaggio, i nostri centri storici”. Se non avessimo già vissuto, mezzo secolo fa, il boom edilizio, se non sapessimo a quali conseguenze devastanti può portare la cementificazione selvaggia. La crisi economica è una realtà dura da affrontare, ma mettere a rischio il bene più prezioso di cui l’Italia dispone è una risposta adeguata? Rilanciare l’edilizia e creare nuove case per le “categorie disagiate”, le giovani coppie, gli studenti fuori sede, i nuclei a basso reddito, quando le città italiane sono piene di case sfitte o con affitti improponibili alla maggior parte dei lavoratori? L’Italia ha, per forza di cose, una tradizione di conservazione e tutela del patrimonio culturale e paesaggistico secolare; è pesante e faticosa, ed è già un po’ di tempo che si cerca di accantonarla (un ministro dell’attuale governo, tempo fa, proponeva di vendere un po’ di spiagge per aiutare il sud). Di fronte all’emergenza della crisi, la cultura è la prima a farne le spese.  
Prima di fornire una cornice giuridica al piano-casa, la bozza sarà approvata dalle regioni di centrodestra, Veneto, Sardegna, Lombardia e Sicilia. Veneto e Sardegna hanno già dato la loro disponibilità. Galan, presidente della regione Veneto, si mostra entusiasta, e assicura che non ci sarà nessuno scempio. Altri meno, come il presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani che dichiara di essere “stupito e preoccupato dalle indiscrezioni giornalistiche, dalle quali emergerebbe una iniziativa centralista tesa a superare l'attuale ordinamento con rischi evidentissimi di produrre gravi effetti sull'assetto del territorio”. Ma non preoccupiamoci, è sicuramente l’opinione dell’ennesimo “catastrofista” e “profeta di sciagura”: l’Italia è il migliore dei mondi possibili.






© ArsValue srl - P.I. 01252700057