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Macro e Maxxi: un destino in comune (di Roma)
Data: 27.11.2008

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Articolo pubblicato su ArtKey n 7 | Novembre-Dicembre 2008



Macro e Maxxi: un destino in comune (di Roma)

Per saperne di più abbiamo intervistato:

l’Architetto Pio Baldi, Dirigente generale del Progetto Fondazione Maxxi
La Dott.ssa Anna Mattirolo, Direttrice del Maxxi Arte e l’Architetto Margherita Guccione, Direttrice del Maxxi Architettura
Umberto Croppi, Assessore alla Cultura del Comune di Roma
 
Hanno destini simili i due futuri musei di arte contemporanea a Roma. Entrambi sorgono in aree dismesse come si usa molto adesso: il MACRO nelle ex-Birrerie Peroni, il MAXXI nei padiglioni di un’ex caserma. Tutti e due, osservando i progetti e le linee delle strutture, si inseriscono in modo audace e innovativo in tessuti urbani del primo Novecento. Entrambi hanno importanti istituzioni alle spalle: il primo è “sponsorizzato” dal Comune di Roma, il secondo dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. E ancora, i concorsi per la loro realizzazione sono stati vinti da due prestigiosi architetti internazionali: Zaha Hadid per il MAXXI, Odile Decq per il “nuovo” MACRO.

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Tutti e due, e qui cominciano le assonanze in negativo, hanno visto anno dopo anno ritardare la loro inaugurazione. Le loro aperture, previste inizialmente per il 2007, poi per il 2008, sono slittate ora al prossimo anno. Ritardi che hanno fatto lievitare i costi. Se per il MAXXI si è passati da un investimento iniziale di 78 milioni di euro agli attuali 150 milioni, per il MACRO era stato stanziato un budget di 15 milioni di euro che è ora salito a 16, non sufficienti tuttavia a coprire le spese di allestimento che supereranno i 5 milioni. Cifre diverse che si spiegano, in parte, con le dimensioni dei futuri musei: 19mila metri quadrati per il MAXXI; 10mila metri quadrati per il “nuovo” MACRO che vanno ad aggiungersi ai 3mila del primo MACRO, inaugurato nel 1999.
Al di là delle abbondanti problematiche e polemiche che hanno accompagnato la loro realizzazione, MACRO e MAXXI hanno tutti i numeri per diventare due importantissime realtà museali dedicate all’arte contemporanea. Due istituzioni, tra cui si profilano alleanze, in grado di far fare al nostro Paese un grande salto di qualità. Due “contenitori” ricchi di contenuto di cui ci parlano le figure istituzionali e i curatori che li stanno seguendo da vicino.
   
Intervista  a Umberto Croppi, Assessore alla Cultura del Comune di Roma

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Umberto Croppi
 
Letizia Guadagno: Nel bene e nel male, la gestione della cultura romana portata avanti dall’amministrazione precedente ha promosso quella contemporaneità che a Roma, città eterna, mancava. La Giunta del nuovo Sindaco ha promesso grandi cambiamenti. A chi, come noi, si occupa di arte contemporanea preme conoscere le novità riguardanti il MACRO. Cosa cambierà con il nuovo assetto politico? Ci sono novità in merito alla nomina del nuovo direttore di questo museo?
Assessore Umberto Croppi: La contemporaneità a Roma non è mai mancata. Ci sono stati anni, in passato, in cui Roma è stata molto “contemporanea”, come negli anni Trenta con la Quadriennale e con le committenze ai giovani artisti. Va ricordato che dieci anni fa è morta Palma Bucarelli che ha rappresentato moltissimo per l’arte contemporanea. Ci sono stati poi episodi molto interessanti come la mostra di Achille Bonita Oliva, “Contemporanea”, al Parcheggio di Villa Borghese nel 1973, con Christo che ha “impachettato” Porta Pinciana e un tratto delle Mura Aureliane.
Direi che il contemporaneo della scorsa amministrazione è stata una lontana eco. Sono stati dimenticati i grandi artisti che vivono nella capitale come Cucchi, Lombardo, Kounellis. A Roma ci sono, inoltre, decine di accademie straniere che promuovono la ricerca artistica e che non sono state mai utilizzate come network per promuovere l’arte contemporanea. Io le ho contattate e invitate a incontrarci per definire una forma di collaborazione. Tornando all’oggi, a Roma sono stati avviati due musei, il MAXXI da parte dello Stato, il MACRO da parte dell’amministrazione della città. Sono però due spazi scoordinati, quasi concorrenziali. Il MACRO, di competenza del Comune, è stato uno spazio asfittico, un ufficio della Sovrintendenza, una struttura senza nessuna autonomia gestionale e finanziaria.
Era nato inizialmente per ospitare la Galleria Comunale di Arte Moderna a Roma che è troppo piccola per esporre le 5mila opere della sua collezione. Quando però il MACRO ha aperto si è deciso di dare una destinazione tutta contemporanea a questo spazio che non era però più congruente con la raccolta storica della Galleria.
Ora i lavori edili del nuovo MACRO sono finiti, il cantiere verrà consegnato entro la fine dell’anno. Manca però l’allestimento che era stato affidato a due ditte che sono fallite. È necessario, quindi, decidere come procedere. Quanto al nuovo direttore, la mia candidatura è Luca Massimo Barbero, la cui nomina sarà formalizzata a giorni. La mia intenzione è comunque quella di fare diventare il MACRO una fondazione. Il funzionamento del MACRO creerebbe al Comune un passivo di 6 milioni di euro all’anno e questo non è possibile. Sono necessarie quindi nuove politiche di utilizzazione che saranno decise con il nuovo direttore e il passaggio del MACRO a una diversa natura giuridica a cui stiamo già lavorando.
 
L.G. Tempo fa, insieme al sottosegretario Giro del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, lei ha annunciato la creazione di una “Piattaforma del Contemporaneo”. Di cosa si tratta esattamente? Ci sono in vista accordi MACRO - MAXXI?
U.C. Sì, stiamo lavorando per stabilire un organismo di governance, evitando che ci siano ripetizioni o forme di concorrenza tra il MACRO e il MAXXI. Vogliamo elaborare insieme delle politiche di gestione e di marketing anche perché se si uniscono il MACRO, il MACRO Future al Mattatoio, il MAXXI e la Gnam abbiamo la più vasta superficie espositiva del mondo. Tra l’altro, io sto cominciando a capire i motivi per cui il MACRO non ha funzionato, la ragione per cui è rimasto al di fuori delle mappe mentali dei romani. Per migliorare la situazione, credo che sarà necessario incentivare la presenza di altre gallerie nella zona, migliorare i servizi come la caffetteria e il bookshop, offrire più iniziative, rendere lo spazio fruibile anche in orari notturni, potenziare i trasporti. Ci vuole, dunque, molta attenzione e il tutto va pensato insieme al MAXXI. Anche la stessa mission del Museo, attualmente da definire, può nascere dal rapporto di collaborazione.
 
L.G. L’ex Presidente di Zètema si è dimessa, sostituita da Francesco Marcolini. Diverse polemiche hanno fatto seguito alle dimissioni. Al di là dei colori politici, quali prospettive e novità ci sono in serbo per la società? E quali cambiamenti interesseranno le Case della Cultura?
U.C. Zètema è una società di servizi che opera al 100% per il Comune di Roma. Si è molto favoleggiato sulla sua attività, però la cosa più evidente che è stata sanzionata anche dal Tribunale, quella relativa al restauro, è stata dismessa.
Altre novità non ce ne sono, d’altra parte Zètema non ha iniziative proprie, gestisce il personale dei musei, cura l’ufficio stampa di alcuni eventi culturali per il Comune di Roma. È una delle società municipalizzate più sane.
Quanto alle Case della Cultura, c’è una situazione confusionaria che tende a identificare strutture diverse l’una dall’altra. La Casa dell’Architettura, per esempio, è un’istituzione scientifica con un suo comitato ed è la sede dell’Ordine degli Architetti di Roma. La Casa della Letteratura è una biblioteca che organizza anche eventi culturali e dipende dall’Assessorato. La Casa del Teatro è un’altra biblioteca. La Casa della Memoria è un archivio.
La Casa del Cinema e quella del Jazz sono legate al Palaexpo e per quest’ultima si potrebbe pensare a un futuro con l’Auditorium. Le Case vivono, in realtà, in separatezza e hanno in comune solo il nome. Sono spesso, invece, collegate alla personalità di chi le gestisce. Il tutto va dunque messo in ordine.
 
L.G. Lei è da tempo impegnato personalmente in campo editoriale, sa quindi quali sono gli “acciacchi” che affliggono il nostro sistema. Quali sono le nuove idee in campo, se ce ne sono?
U.C. Roma offre un panorama interessante per i piccoli editori sia per numero che per fatturato. Noi cercheremo di fare del nostro meglio per favorire questo settore, sostenendo le diverse iniziative come Più Libri Più Liberi e garantendo la trasparenza nell’affidamento di lavori editoriali. Parallelamente stiamo studiando con i librai più forme di collaborazione e la prossima estate ci sarà al centro di Roma una nuova manifestazione legata al libro. Non è prevista però nessuna fiera sull’editoria dell’arte. Prima di chiudere vorrei però parlare di un’iniziativa che lancerò prossimamente per attirare a Roma artisti internazionali. Voglio chiedere alle famiglie romane di ospitarli così da permettere loro di inserirsi al meglio nella città. Alle accademie straniere verrà chiesto di farsi da garante, di selezionare gli artisti. E il Comune di Roma offrirebbe come laboratorio uno dei due padiglioni del Mattatoio.
 
Intervista alla dott.ssa Anna Mattirolo, Direttrice del Maxxi arte e all’architetto Margherita Guccione, Direttrice del MAXXI architettura

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Anna Mattirolo
 
Letizia Guadagno: Che cosa si vedrà al MAXXI? Oltre che per le rispettive collezioni di arte e di architettura, ci sarà spazio anche per mostre temporanee?
Anna Mattirolo: Al MAXXI arte è possibile vedere la collezione permanente del Museo, che al momento comprende oltre 300 opere alle quali si aggiunge il continuo rapporto di scambio e studio con la collezione della GNAM. La nuova struttura contempla la possibilità di eseguire almeno due allestimenti all’anno e le opere saranno esposte a rotazione.
L’allestimento della mostra permanente sarà prevalentemente legato a un tema di approfondimento connesso all’attività degli artisti presenti in collezione e via via, grazie al rapporto di scambio attivato con le collezioni di altri musei italiani, sarà l’oggetto privilegiato della ricerca del MAXXI. L’attività espositiva del MAXXI si articolerà fondamentalmente, oltre che sulla presentazione della collezione, anche su due linee espositive cardinali: grandi mostre collettive e monografiche, nelle quali esporranno artisti sia italiani che internazionali, e una serie di esposizioni legate ai temi più emergenti, più attuali, alla creatività più giovane, alle esperienze più fresche. Questi appuntamenti avranno, invece, un calendario più stringente.
Margherita Guccione: Il MAXXI architettura potrà contare complessivamente su 1.800 metri quadrati. Quattrocento di questi saranno occupati dal Centro Archivi di Architettura che svolgerà un importante lavoro di ricerca; nei restanti ci saranno due gallerie di 700 metri quadrati l’una che permetteranno di allestire due mostre all’anno in contemporanea. Daremo spazio a mostre temporanee ma cercheremo soprattutto di rendere visibili i due filoni del Museo. Il primo, legato all’architettura del Novecento, si basa su una collezione composta da una serie di archivi importanti come quelli di Carlo Scarpa, Aldo Rossi e Pier Luigi Nervi, da documenti singoli e disegni che chiamiamo collezioni speciali e da opere che nascono da attività svolte dal museo sulle base di committenze e lavori realizzati ad hoc. Il secondo filone sarà invece dedicato all’architettura contemporanea, e qui il nostro atteggiamento sarà più spregiudicato, più aperto, più sperimentale. Si cercherà di mettere in campo strumenti per capirla meglio mettendo anche in rilievo errori, abbagli e di contribuire all’evoluzione dei tanti dibattiti aperti come, per esempio, quello legato al paesaggio.
Il tutto tenendo presente che la mission fondamentale del Museo è stabilire un raccordo tra futuro e passato prossimo.
 
L.G. Sono in programma nuove acquisizioni?
A.M. Compatibilmente con le risorse a disposizione. Tenendo presente che il criterio che noi adotteremo sarà prevalentemente legato a una produzione per il Museo. Chiederemo, infatti, agli artisti di produrre opere ad hoc per il MAXXI, sia per la collezione che per le mostre. Il Museo deve diventare anche un centro di produzione e una piattaforma di scambio fra i diversi linguaggi dell’arte contemporanea. Di uguale importanza sarà il lavoro di ricerca, di editoria, di convegnistica che porteremo avanti. Il Museo avrà una mediateca, una videoteca e una biblioteca specializzata che al momento conta già 5mila volumi e un suo centro studi. Sarà un luogo molto aperto a disposizione di chi vuole studiare ma anche uno spazio divulgativo.
M.G. Stiamo lavorando sia per l’acquisizione di ulteriori archivi del Novecento che su nuovi progetti. Ci stiamo altresì impegnando per stabilire un raccordo con accademie, dipartimenti universitari, le tante strutture che operano nel campo dell’architettura, rapporti importanti per il nostro Centro di Documentazione.

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Margherita Guccione
 
L.G. Cosa farà il MAXXI per gli artisti italiani e per promuovere l’arte e l’architettura italiana all’estero?
A.M. Noi daremo grande spazio all’arte e agli artisti italiani. Già da tempo li sosteniamo con diverse iniziative volte a creare un ponte all’estero come ad esempio i premi pensati per i più giovani, il sostegno a manifestazioni internazionali e le residenze all’estero. È nostra intenzione continuare con questi progetti e con il Premio per la Giovane Arte Italiana. L’obiettivo è fare del MAXXI il polo internazionale e nazionale a cui gli artisti possono fare riferimento per trovare un adeguato centro espositivo, l’epicentro della creatività nazionale in grado di interloquire con tutti i musei internazionali avanzati. Tra le diverse attività di networking con gli altri centri di produzione visiva, infatti, verranno programmate anche le mostre dedicate ai nostri artisti. Cercheremo di avere una direzione comune, un confronto continuo con artisti italiani e internazionali. Si potrà così capire che il Museo è nato e cresce in Italia e che abbiamo una storia che ci permette di confrontarci con le identità internazionali.
M.G. In passato c’è sempre stata molta attenzione al lavoro dei giovani architetti italiani. Abbiamo organizzato piccoli concorsi per l’allestimento di spazi e presentato i loro lavori anche all’estero come per esempio al recente Festival of Architecture svoltosi a Londra. In prospettiva ci sarà sempre più attenzione che si tradurrà in iniziative specifiche di presentazione dei lavori in Italia e all’estero. In questo senso, voglio ricordare che MAXXI architettura è collegato con il Centre Pompidou di Parigi, il FRAC a Orleans, il CIVA – Centre International pour la Ville, l’Architecture et le Paysage a Bruxelles e sta concludendo accordi con altre istituzioni analoghe in tutto il mondo.
   
Intervista all’architetto Pio Baldi, Dirigente generale del Progetto Fondazione MAXXI

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Pio Baldi
 

Letizia Guadagno: L’inaugurazione del Museo MAXXI è stata annunciata e posticipata già diverse volte in questi anni. Qual è la situazione allo stato attuale?
Pio Baldi: Nonostante i problemi di finanziamento che hanno causato rallentamenti e rinvii, rimane fermo che il cantiere verrà consegnato il 31 maggio 2009. Sarà poi necessario allestire il Museo. Prevediamo di inaugurarlo entro la fine del 2009. C’è però una variabile legata alla creazione della Fondazione MAXXI che dovrà gestire il Museo. Attualmente il Gabinetto del Ministro sta formulando la parte giuridica della Fondazione che dovrebbe essere pronta per febbraio 2009. Il MAXXI, infatti, non sarà un semplice museo statale alle dipendenze della Sovrintendenza, una vetrina del territorio. La sua governance non sarebbe adeguata rispetto alla missione. La Fondazione, che potrà essere composta da cinque partner, ovvero Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione, Provincia, Comune e un partner privato importante, ci permetterà di avere una dirigenza molto dinamica in grado di prendere decisioni veloci e di ricevere finanziamenti privati. Il MAXXI vuole essere una fabbrica di estetica, una macchina per fare cultura, per mettere insieme arte contemporanea con altri settori affini come il design, il cinema, la moda, la pubblicità. Il MAXXI vuole diventare l’appendice nobile del logo Italia all’estero.
 
L.G. I costi del MAXXI hanno causato non poche polemiche. Come mai il budget iniziale di 78 milioni di euro è arrivato a 150 milioni?
P.B. Sono diverse le motivazioni. Prima di tutto nel corso dei lavori Roma è diventata zona sismica e questo ha inciso parecchio poiché ha richiesto l’impiego di più materiali e la realizzazione di elementi più resistenti. Ci sono state, inoltre, migliorie in corso d’opera, non dimentichiamoci che stiamo parlando di una progettazione molto sofisticata.
Infine, i diversi cambiamenti di governo, con i relativi rallentamenti di cantiere, non hanno certo aiutato. Il MAXXI costerà alla fine 7mila euro al metro quadrato. La Tate Modern e il Guggenheim di Bilbao sono costati tra gli 8mila e i 9mila euro al metro quadrato. I grandi musei internazionali sono strutture molto costose.
 
L.G. Si prevedono sinergie con il MACRO di Roma, considerato che il Comune di Roma sarà uno dei partner della futura Fondazione?
P.B. Se ne è parlato ma al momento non c’è ancora nulla di definito. Mi auguro di sì, ci si può alleare con partner pur avendo mission diverse. Si potrebbero mettere insieme le parti analoghe, evitando così rischi di dispersione, e lavorare per comuni iniziative come, per esempio, la realizzazione di una card del contemporaneo che permetta di accedere a entrambi i musei.





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