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Roma, anno 0 Lo spoil system e il nuovo corso di Alemanno
Autore: Anna Rescina
Data: 25.09.2008

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Scardinamenti, riassetti e riassestamenti. Anche - o meglio: specie - per la cultura. Parola del neo-assessore Umberto Croppi.  

Non tanto, si direbbe, per strategia politica, quanto per puro – insensato come le nostalgie retrò verso qualcosa d’irrecuperabile mascherato come inversione di rotta e intrapresa di una nuova verso lidi migliori - amore dell’ideologia, sin dal suo insediamento nello scorso aprile, la neo-eletta giunta capitolina di Gianni Alemanno è stata perentoria in quella che può definirsi opera di damnatio memoriae a carico e danno non tanto dell’ex sindaco Veltroni, quanto di una logica denominabile “veltronismo” e che ormai da sette anni – nel bene e nel male - aveva preso piede a Roma al punto da profilarsi come compagine stessa dello stile che la città aveva assunto. In ambito culturale, il veltronismo era divenuto un marchio, e – che piacesse o no – designava quella tendenza – fra mille difficoltà, ostacoli ma anche un certo pigro ripiego su un riposante déjà vu di riproposte e conferme non del tutto necessarie – a una ri-progettazione della macchina culturale in senso olistico: in connubio con la città in tutte le sue valenze, conciliando i limiti urbanistico-archeologici e le necessità strutturali da un lato, dall’altro esaltando le antichità in quello che ormai era divenuto un laboratorio in perenne fermento di attività ed eventi correlati con una sfera più ampia di cultura rispetto a quella intesa in senso stretto.
Cancellare un’impronta per distinguersi: questo sembra essere l’imperativo della nuova giunta, anche in ambiti dove sarebbe più sensato continuare nel solco precedentemente tracciato, in assenza di idee migliori e col rischio di fare solo dei dietro-front regressivi ed economicamente non vantaggiosi.
La polemica ha infuriato nello scorso giugno, quando – com’è orami d’uopo ad ogni vittoria del centro-destra in Italia – si è gridato al grosso buco finanziario che la precedente amministrazione avrebbe lasciato. In assenza di soldi, e in conseguenza del blocco dei fondi per i bandi precedentemente emanati per l’Estate Romana 2008, la Festa del Cinema di ottobre e la Notte Bianca del 14 settembre, da parte della Ragioneria Generale, di fronte alle dichiarazioni di Alemanno e dell’assessore alla cultura Croppi, difficile era capire quanto tutto fosse frutto di una strumentale bufala politica – come sostenevano a sinistra – o status quo reale della città.
Nel rimbalzo fra accuse, smentite, dietro-front, come in sordina, l’Estate Romana è partita. In alcune serate inaugurali, inevitabili il preambolo e la chiusura del discorso dell’Assessore sulla disdetta della minaccia di annullamento per qualsivoglia dei 697 eventi dell’Estate Romana, ma anche la conferma per l’annunciata dal Sindaco cancellazione della Notte Bianca.
Contemporaneamente, per lo più sotto forma di sensazionalistiche dichiarazioni a mezzo stampa, venivano enunciati, a strattoni, alcuni elementi del ripensamento della politica culturale romana.
In assenza di un elaborato piano progettuale, per ora sembra delinearsi per lo più un’intenzione di riordino istituzionale innanzitutto, in odore di tagli e riassetti, in piena logica spoil system - fra nuove nomine e predilezione per show-men - e un vero ritorno – tutto ideologico – alla tradizione e alla storia. Nel mirino le due società in-house affidatarie di parte del patrimonio culturale di Roma, Palaexpo e Zètema Progetto Cultura, la prima deputata alla gestione dei servizi principalmente delle Scuderie del Quirinale e del Palazzo delle Esposizioni, la seconda delle rete dei Musei Civici.
Come si diceva, non sembra esserci al momento un progetto di riorganizzazione strutturale, quanto uno studio per un piano di ridimensionamento istituzionale, con l’obiettivo di circoscrivere l’ambito in cui operano, per separazione e accorpamento. Nel frattempo, intanto, si sono consumate le dimissioni dell’ex presidente di Zètema Ivana Della Portella, nonostante la durata contrattuale prevista fino al 2010, per incompatibilità con le nuove linee, ed è stato nominato al suo posto Francesco Marcolini.
Il disegno prevedrebbe – secondo le dichiarazioni all’unisono del ministro Bondi e di Alemanno - l’accorpamento del Polo Museale Nazionale – l’intera rete di musei archeologici – con i Musei Civici, ma per pensare poi a nuovi comparti interni di separazione gestionale. Inoltre: dall’egida di Palaexpo separare le Case – del Cinema, del Jazz e il Teatro del Lido di Ostia – o accorpandole sotto un nuovo ente, o riaffiancandole ad altri, per affinità tematica, come per la Casa del Jazz con l’Auditorium, o ridestinandole, come per la Casa del Cinema, da riconvertire – forse – a sede ufficiale per la Festa del Cinema. Finora null’altro se non brandelli di annunci: non si intravede una logica coerente né con le destinazioni specifiche di ciascun ente, né con l’assetto tenuto finora che si caratterizzava per essere, non a caso, più largo, proprio per garantire multidirezionalità a iniziative e orizzonti sperimentali. D’altro canto, si pensa pure di accorpare – senza tenere conto della diversità voluta per intenti, scopi e diversificazione dello stanziamento dei fondi – in un’unica entità tre luoghi dell’arte contemporanea, come la storica GNAM e i nuovi MAXXI e MACRO, talmente divergenti da profilarsi come incompatibili.
A rischio la vocazione plurima dei luoghi, degli eventi e della pianificazione, causa l’appiattimento in compartimenti stagni varati sulla logica della similarità tipologica. Sensazionalistici anche gli annunci delle nuove nomine, trattandosi di personaggi, per la televisione e i media, poiché noti, appetibili: ma, quanto idonei a incarichi di tal guisa?
Philippe Daverio, ideatore e presentatore del programma “Passpartout”, sarebbe stato designato alla direzione delle Scuderie e del Palazzo delle Esposizioni, e l’autore televisivo Umberto Broccoli farebbe il salto da collaboratore part-time per la Soprintendenza a Soprintendente dei Beni Culturali di Roma.
Le dichiarazioni stampa del Sindaco e dell’assessore Croppi, salvata l’Estate Romana con lo sblocco di fondi precedentemente stanziati – e la realizzazione garantita per le ventinove iniziative finanziate dal bando, più le ventotto rientranti nel circuito della comunicazione in seno all’Estate Romana, e cinque eventi, fra cui la Festa della Musica e le Lezioni di Storia della Laterza, finanziati da fondi fuori bando – sembrerebbero presagire comunque una politica di tagli alla cultura, di ridimensionamento di fondi per eventi che non avrebbero conseguito in passato i risultati attesi (sarebbe interessante stabilire non tanto quali ma su quali parametri), di controllo degli sponsor per presunti illeciti e assenza di trasparenza, di alleggerimento della spesa pubblica in favore di un maggior ingresso dei privati e verso l’autofinanziamento, e una sottesa logica di compensazione e sostituzione di quanto viene cancellato con un orientamento votato ideologicamente alla museificazione della città – mediante disseminazione di pannelli, segnali, mappe e materiali illustrativi nelle aree archeologiche – e un ritorno – in antitesi con la logica veltroniana del rilancio dell’attività culturale in commistione con l’evento e l’extra-culturale – a iniziative legate alla storia e alla tradizione.
Per bilanciare l’annullamento dell’attesa Notte Bianca, il Sindaco starebbe pensando a un’animazione notturna della città più frequente durante l’anno, che valorizzi feste tradizionali come il Natale di Roma, il Natale cristiano, la Pasqua e un Capodanno più scintillante, simile a quelli di New York o Parigi. Quel che è certo è che il dibattito continuerà e a lungo, dato che, si sia favorevoli o no, di inversione di rotta di tratta. In una città come Roma – e Alemanno lo sa bene – la gestione della cultura costituisce un non irrilevante mezzo di controllo politico oltre che territoriale, sia perché qui si svolge un’importante partita per le implicazioni puramente economiche derivanti dalla distribuzione delle competenze fra stato e comune – reimpostata dall’operato di Rutelli e Veltroni verso un re-ingresso del ministero nella promozione e riprogettazione di alcuni spazi – sia per le non trascurabili strumentalità cui l’impostazione delle iniziative culturali e la loro stessa riambientazione possono prestarsi.
È poi un peccato che vada a perdersi non tanto la sostanza quanto la forma dell’impronta veltroniana sulla città, se la tendenza alla commistione delle arti e la correlazione con più luoghi in seno all’evento, indipendentemente dalla qualità, offriva un’immagine sempre nuova della capitale e dai mille risvolti, in combutta e in antitesi al contempo con la sua complessa stratigrafia urbanistico-architettonica, lontano dal rischio dell’impacchettamento e dell’irrigidimento della resa univoca.


Articolo pubblicato su ArtKey n.6
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