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Nell’era di Internet, i bizantini siamo noi. Disposizioni legislative – nuove?
Autore: Anna Rescina
Data: 18.04.2008

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Nell’era di Internet, i bizantini siamo noi Disposizioni legislative – nuove? - sulla pubblicazione on-line delle immagini


Diritto d’autore, divulgazione e libera circolazione del sapere, supporti tradizionali e, si fa per dire, nuovi (Internet, essenzialmente): la questione si presenta da sempre oltremodo spinosa. Il labirinto delle leggi esistenti in materia, nonostante la sistemazione della stessa nel Codice dei Beni Culturali e del paesaggio istituito ad hoc nel 2004, con l’ingarbugliarsi dei provvedimenti esistenti in una foresta pluviale di modifiche testuali a cadenza periodica, non va certo in direzione di una semplificazione legislativa: tanto meno, anzi, verso una liberalizzazione reale.
Restringendo il campo alla sola questione delle immagini relative ai Beni Culturali, senza tema di esagerazione si può affermare che l’autorità in ambito legislativo non ha ancora arginato gli storici problemi di iconoclasmo pressoché bizantino che da sempre la riguardano. L’arcaicità delle disposizioni vigenti si insinua in un doppio livello: per quel che riguarda, per un verso, la questione in sé delle immagini e della protezione del diritto d’autore, per l’altro per una mai avvenuta presa di coscienza della specificità di uno strumento come Internet, per quel che concerne la necessità di una diversificazione del trattamento legislativo che occorrerebbe al sistema, a fronte di una liberalizzazione che riguardasse, tuttavia, anche il cartaceo.
L’ultima modifica del legislatore, con l’entrata in vigore nello scorso febbraio della modifica della legge sul diritto d’autore firmata dalla Commissione Cultura il 21 dicembre 2007, riguarda il famigerato articolo 70 della legge 633 del 1941. Un comma, unico nel panorama legislativo, pensato per l’annosa questione della pubblicazione sul web di un’opera nella sua interezza. Finora, infatti, era prevista, a titolo gratuito, solo quella parziale, ai fini della tutela del copyright. Varata appositamente per la rete, la disposizione sancisce tuttavia clausole a dir poco discutibili: interezza, infatti, a condizione che si tratti di musica o immagine "a bassa risoluzione o degradate" e lo scopo sia "per uso didattico o scientifico", comunque non commerciale.
La tutela riguarderebbe, oltre che l’opera, lo scopo didattico: i tanti professori multati per aver divulgato immagini per uso scientifico. Ma: a bassa risoluzione o degradata, significa essenzialmente, per un’immagine sul web, “non-stampabilità”. Inoltre: comunque limiti, gli stessi pre-esistenti al varo della modifica, per la stessa pubblicazione on-line. Il comma è talmente succinto da escludere da un lato una precisa definizione dell’uso didattico esente dallo scopo commerciale, quantunque una separazione netta degli ambiti, senza sovrapposizioni, sia difficile da prestabilire, dall’altro una chiara definizione del significato di “degradazione” dell’immagine. Quindi, e in definitiva: tutto rimane invariato, o, meglio, come abitualmente, in sospeso: in attesa, cioè, di un nuovo ministro che prenda a cuore la questione e si sobbarchi l’onere, oramai pressante, di rispondere a quella ch’è oramai, decisamente e solo, un’urgenza: prendere coscienza dell’esistenza della rete Internet, e della specificità dei meccanismi di messa in circolo delle informazioni e delle immagini che la riguardano espressamente.
Non da ultimo: l’utilizzo sulla rete di immagini di beni culturali i cui diritti sono depositati presso musei pubblici. Finora non consentito, e solo in Italia, Le enciclopedie sul web, fra cui la cliccatissima Wikipedia, avevano dovuto cancellarne diverse dalle proprie pagine. Con tutte le infauste conseguenze del caso, se si considerano le modalità di funzionamento e utilizzo del web attraverso il linkaggio: sicché è più facile che un utente giunga da un sito generalista a visualizzare il sito di un museo estero - siccome del potere attrattivo sulla rete è depositaria certo l’immagine e non il testo - che uno italiano. Sarebbe prevista infatti la modifica del comma 3 dell’articolo 108 del Codice dei Beni Culturali e del paesaggio: liberalizzazione – eliminati quindi l’obbligo di richiesta di autorizzazione e i canoni vigenti finora - dell’uso delle immagini dei beni culturali pubblici su carta e web, per motivi di studio o ricerca, per illustrazione, discussione o critica e per qualsiasi altro scopo non finalizzato all'uso commerciale della riproduzione.
Realtà espansa e incessante, il web nella sua interezza – siti ufficiali e non, materiali protetti da copyright e non – chiede non tanto e non soltanto una disciplina di regolamentazione meramente legislativa, ma una considerazione, rispetto ai pre-esistenti mezzi di divulgazione e supporti, a dir poco speciale: siccome ha prefigurato, sin dai suoi esordi, un cambiamento delle modalità di fruizione dei contenuti non riducibile agli ambiti culturali intesi in senso stretto, bensì una rivoluzione “incontenibile”, di portata globale, che ha intaccato l’umano nelle attitudini sociali della comunicazione e della stessa forma mentis, alla luce del radicato cambiamento che ha subito il sistema di approvvigionamento delle fonti della conoscenza. Non solo archivio, quindi, ma diramazione vivibile, diretta e indiretta, dell’esperienza.






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