ArsKey Magazine | Articolo


INDIANAPOLIS OVVERO UNO “SCHETTINO” AL CONTRARIO
Data: 07.08.2017

vai alla pagina
Premesso che il raccomandato di Cage non mi è mai piaciuto. Premesso che trovo il suo gusto a dir poco pantagruelico, come conferma con l’altro suo film in uscita Cane mangia cane, semplicemente inqualificabile.

Premesso che pare in estate diano lavoro solo al suo viso raggrinzito da smorfie assurde, spesso inutili.Tutto ciò premesso, veniamo a Indianapolis.

Il film diretto da Mario Van Peebles, narra una storia vera e agghiacciante, come molte di quelle che succedono in America e legate alla capacità d’infinito espansionismo- in short – guerra a tutto e tutti degli Stati Uniti.

Un merito di Cage quindi qui è quello di aver contribuito a illustrare assieme al regista, un episodio buio della seconda guerra mondiale non noto a tutti, in quanto nascosto ai media per molto, la dinamica legata a questa nave da guerra - la USS Indianapolis appunto -che deve consegnare l’atomica in Giappone in pochissimo tempo, non scortata.

Cage interpreta (male) il ruolo di Charles McVay, un personaggio storico ammirevole, capitano valoroso, umano e corretto, oltre che dinamicamente operante al contrario di Schettino scendendo per ultimo dalla nave colpita e affondata da un missile, mettendo prima in salvo l’equipaggio così come dovrebbe essere.

Diverse le minacce: schivare i "kaiten", i missili pilotati da kamikaze acquatici, pronti a immolarsi per il bene della patria nipponica, i sommergibili in agguato, così come le tempeste e gli squali. Le affronterà tutte in sequenza.

A scene mozzafiato, adrenaliche, hollywoodiane, una per tutti gli squali che fanno colazione con pezzi di braccia e gambe nei natanti, o lo spettacolare affondamento simile a Titanic senza Di Caprio, che confermano la bravura del regista, s’intrecciano altri episodi assurdi e finti che sgretolano la potenza di tale storia.

Indubbiamente, nonostante i difettini, consiglio la visione del film, perché si bypassano assistendo visivamente alla Storia Vera.

E’ interessante inoltre riconoscere gli errori storici, le mostruosità umane nonostante certe anime valorose cerchino di remare contro un destino di guerre, morte e disastri immensi,nel caso specifico McVay che si suicidò per non essere riuscito a salvare tutto l’equipaggio, composto di 1197 membri, ma solo parte di esso, 317 uomini, nonostante avesse fatto tutto l’umanamente possibile.









© ArsValue srl - P.I. 01252700057