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“AFRICA. RACCONTARE UN MONDO” UN MONDO RICCO DI ENERGIA, IDEE E FANTASIA DA RACCONTARE
Data: 26.06.2017

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Per i primi cinque o sei milioni di anni della sua storia, l’uomo rimase confinato in Africa.(Jared Diamond)


Nella cultura dell'Africa Occidentale, il griot è un poeta e cantore che svolge il ruolo di conservare la tradizione degli avi. In alcuni contesti pre-coloniali, egli svolgeva anche il ruolo di interprete ed ambasciatore e su quest’idea origina il titolo della mostra, “AFRICA. RACCONTARE UN MONDO”, ottimamente curata da Adelina von Fürstenberg, al Pac di Milano fino al 10 settembre 2017.

Ispirata proprio alla tradizione orale di trasmettere la memoria, dove il capotribù, il Griot, maestro della parola, divienerelatore della cultura africana,come noi curatori - dice Fürstenberg – tutto partì nel 1989 con la mostra Magiciens de la Terreal Centre Pompidou di Parigi, dovenacque un modo diverso e innovativo di mostrare l’arte all’occidente – la potente esibizione, di respiro internazionale, come tutte quelle curate da Adelina, ha un appeal esotico, originale ed è intensamente pensata.

Promossa dal Comune di Milano|Cultura e prodotta dal PAC con Silvana Editoriale, vi si presenta la scena artistica sub-saharianalegata anche alla diaspora che molti di questi artisti hanno vissuto e a tematiche diverse.

Gli artisti della prima,Frédéric Bruly Bouabré (Costa d’Avorio), Seydou Keïta (Mali), J.D. Okhai Ojeikere (Nigeria), Idrissa Ouédraogo (Burkina Faso), Malick Sidibé (Mali)del “Dopo l’Indipendenza”, saldati al loro universo culturale, traspongono con i loro lavori la vita africana, registrandone anche il mutamento.
Anacoreti visionari che esplorano la seconda tematica in bilico tra tradizione, memoria e modernità troviamo, Georges Adéagbo (Benin), Abu Bakarr Mansaray (Sierra Leone), Romuald Hazoumé (Benin), Pieter Hugo (Sud Africa), Richard Onyango (Kenya), Chéri Samba (Congo), Abdelrahmane Sissako (Mauritania), Yinka Shonibare MBE (Nigeria), Barthélémy Toguo (Camerun).
Identità è anche relazione, viaggio, scambio. Con l’odierna facilità di viaggiare, il tema dell’Introspezione Identitaria tocca dal vivo questi artisti impegnati che mettono in discussione il post-colonialismo, le guerre e i genocidi, le problematiche legate all’ambiente, l’AIDS, la povertà, la corruzione politica, il petrolio.
Barthelemy Toguoad esempio presenta un barcone gigante, sormontato da miriadi di borse di plastica tipiche degli africani che lasciano il continente. Galleggia il barcone su miriadi di bottiglie di plastica verde e rappresenta la condizione non di migranti, ma di auto esilio che molti sono costretti a vivere a causa di guerre civili, attacchi chimici, bombardamenti nei loro paesi, spesso effettuati non a caso dal misericordioso occidente.

Interessante come sempre il lavoro di Ynka Shonibare, ispirato alla Zattera della Medusa di Théodore Géricault e alla barca di Dante di Eugene Delacroix e all’esclavage di secoli.

Accoglie all’ingresso Omar Ba con un potente murale su sfondo nero che ricorda un mondo diverso, ispirandosi alla rivoluzione de “Il quarto stato” di Pellizza da Volpedo. Qui però cambiano le dinamiche rappresentative. Africani che cercano di “entrare nel mondo”, il destino che tanti di loro sono ahimè costretti ad affrontare.

E’ una mostra senza pathos - dice Toguo.“Parla della vita, passando dalla morte, attraverso la bellezza. Gli artisti si esprimono, ma qui vivono l’idea dell’universalità, hanno voglia di essere rispettati, di essere più considerati. Così i giovani e i più anziani espongono illustrando problematiche diverse e ciò che fa di questa esposizione una delle migliori, tanto che si parla a Parigi della primavera africana”.

Il terzo tema Generazione Africa, si focalizza sui cambiamenti della società e sulla posizione individuale. Una generazione-bivio formatasi nelle scuole d’arte occidentali e presente alle fiere d’arte, fortemente consapevole però della propria identità al di là degli stereotipi che vede Malala Andrialavidrazana (Madagascar), Omar Ba (Senegal), Kudzanai Chiurai (Zimbabwe), Senzeni Marasela (Sud Africa), Billie Zangewa (Malawi).Infine nella quarta sezione con Il Corpo e le Politiche della Distanza9 artisteartiste (Nathalie Anguezomo Mba Bikoro (Gabon), Gabrielle Goliath (Sud Africa), Ato Malinda/Alex Mawimbi (Kenya), Zanele Muholi (Sud Africa), Tracey Rose (Sud Africa), Berni Searle (Sud Africa)presentanocon video-arte e performances,un ritratto in movimento della giustizia, una personificazione del vivere e del sentire di minoranze religiose, culturali e di genere.
La mostra è altresì arricchita da una selezione di sedute di designer africani: Dokter & Misses (Sud Africa), Alassane Drabo (Burkina Faso), Amadou Fatoumata Ba (Senegal), Gonçalo Mabunda (Mozambico) e Nawaaz Salduker (Sud Africa), e da film come, Le Franc (1993) e La Petite vendeuse de soleil (1999) del regista e attore senegalese Diibril Diop Mambetyin collaborazione con la Cineteca Spazio Oberdan, che ospiterà una rassegna di cinema africano.










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