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Biennale 2017: LA GRECIA. IL MAGICO RECINTO SACRO E IL LABIRINTO CONTEMPORANEO MEDITERRANEO
Data: 06.06.2017

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Il padiglione della Grecia è indubbiamente e tra tutto, la cosa più utile, elegante, potente e complessa da vedere di tutta la biennale. Curato da Orestis Andreadakis e calibrato su più livelli, sia fisici, dato che è strutturato su due piani, che mentali, includendo arte, cinema, scienza e fantascienza, teatro, Drivas ha creato una Gesamtkunstwerk, ovvero un’opera globale, come piacerebbe tanto dire a Wagner che cita come massima espressione l'arte teatrale dell'antica Grecia ricordandolo forse a una Merkel distratta e a un’Europa ignara.

Ispirato alle Supplici di Eschilo, che vede protagoniste persone perseguitate in cerca di accoglienza, esortate da Danao a raggiungere il recinto sacro dove, per antica consuetudine hanno un diritto di asilo inviolabile, il padiglione risulta storicamente, drammaturgicamente, politicamente pregnante e, soprattutto, estremamente attuale dato ciò che la Grecia e il mediterraneo stanno passando oggi con profughi e sbarchi.

George Drivas, che qui è regista, scultore, artista che ragiona a tuttotondo e su più piani, mette in piedi in un’opera d’arte totale, un vero e proprio Laboratory of Dilemmas. Un labirinto fisico e mentale in cui un’elegantissima video installazione su più schermi, riprende un gruppo di scienziati, che dibattono delle implicazioni morali e scientifiche di un controverso esperimento di biologia.

Inizialmente tutto appare un esperimento reale, con immagini sbiadite e d’epoca, aprendo interrogativi cosmici sull’andamento della scienza in relazione all’umano. Poi proseguendo alcuni dettagli svelano una diversa realtà, come la presenza di Charlotte Rampling, dove si percepisce che tutto è costruito ad hoc, innestando così un’ulteriore dinamicità e confusione tra presente e passato, tra reale e irreale, tra verità e finzione. Esattamente quello che l’arte dovrebbe stimolare oggi con eleganza conseguente: conflitto, riflessione, dialogo e dilemma.






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