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INAUGURANO A PESCARA I GIARDINI D’ARTE DI VIA CARAVAGGIO
Data: 05.06.2017

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Un giardino privato e un imprenditore amante dell’arte, questi i presupposti dei Giardini di via Caravaggio a Pescara, a cura di Ivan D’Alberto che per l’occasione ha chiamato a raccolta i giovanissimi delle Accademie di Belle Arti d’Italia. Un progetto fresco e nuovo che dà risalto al ruolo dell’educazione artistica e alla volontà di collaborazione tra privati e territorio, grazie all’iniziativa della Carlo Maresca SpA, con il patrocinio delle Accademie di Belle Arti di Brera e di Firenze.

“Questo progetto, inaugurato il 20 maggio, realizza un sogno, coinvolgere i giovani artisti e creare bellezza e sostenibilità”, spiega l’imprenditore Silvio Maresca, Amministratore Bluserena SpA, società parte della Holding Carlo Maresca SpA che ha sede a Pescara nella storica fornace Forlani e che può contare 2000 mq di area verde. Da qui l’idea degli Sculpture Gardens, si pensi al Giardino olandese di Caldic o a quello di Daniel Spoerri a Grosseto, solo per citarne alcuni. Ma in questo caso, spiega Ivan D’Alberto: “il progetto è lungimirante perché porta a compimento le idee di giovanissimi artisti per i quali è di solito molto difficile potersi inserire nel contesto artistico nazionale. Si predilige così la ricerca e si ribadisce il ruolo centrale delle Accademie nella formazione artistica. E’ stato poi estremamente interessante assistere allo scambio tra artisti ed esperti del settore edilizio, che hanno dato vita a una serie di soluzioni e contaminazioni inaspettate per la realizzazione delle opere. Costruendo per relazioni e confronto, attraverso l’interazione speciale tra studenti ed insegnanti”.

La selezione degli artisti è avvenuta attraverso il coinvolgimento  dei docenti delle Accademie: Franco Speroni e Alessandra Porfidia dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, Marco Pellizzola e Sergio Nannicola dell’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano), Iginio De Luca dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, Teresa Macrì e Dario Evola dell’Accademia di Belle Arti di Roma e Stefano Scheda dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Quattordici i progetti ricevuti  e sette i vincitori selezionati: Damoon Keshavarz, Martina Cioffi e Luca Paladino dell’Accademia di Brera, Giacomo Santini, Sara Morandi, Silvia Pallini e Gabriele Mauro Giuseppe dell’Accademia di Firenze. Ognuno di loro ha vissuto l’esperienza del confronto e del lavoro di bottega realizzando “una sorta di vero e proprio laboratorio di idee”, sottolinea Maresca. “L’evoluzione dell’arte nell’ambiente per l’ambiente” spiega il professore Nannicola, senza tralasciare l’attualità delle tematiche  contemporanee come l’identità e la migrazione.

L’iraniano Damoon Keshavarz (Teheran, Iran 1982) ha realizzato Rinascimento, una costruzione modulare in cemento. “Provengo da un altro tipo di formazione poi l’arte è diventata la mia dimensione, in grado di farmi esprimere realmente. Mi piace prendere dalla varietà della vita gli elementi su cui lavorare; in questo caso ho preso ispirazione da un piattino rotto, l’errore e la frattura hanno generato in me una nuova possibilità. Ho così realizzato 12 piatti quanti quelli dell’ultima cena di Cristo più uno, al cui centro ho aggiunto un germoglio di melograno, restituendo uno spazio in termini naturali”.

Martina Cioffi (Como 1991) è partita dalla storia del luogo (una fornace che produceva mattoni)  per realizzare Abitare: “Ho costruito sul concetto di modulo, ricorrente nel mio lavoro, una unità caratterizzata da minuscole lumache di cemento bianche, realizzate su moduli in gomma usati per l’oreficeria. Una forma minimale indissolubilmente legata all’elemento organico”.

Le grandi maschere in ferro di Luca Paladino (Vigevano 1983) sono invece dedicate ai Migranti: “e rendono manifesti i concetti di diversità, distanza e copertura che applichiamo nei confronti degli estranei per difesa e paura, mentre dovremmo aprirci all’incontro  e permetterci di farci permeare”. Il ferro, materiale caro al giovane artista sin dall’infanzia, torna anche nell’opera Rifugio di Sara Morandi (Livorno 1994), che ha realizzato quattro bozzoli di ferro ricucito: “É un habitat momentaneo all’interno di una natura contaminata da un uomo  sempre più perso, non più in grado di gestire ciò che ha prodotto e che oggi più che mai lo sovrasta, come teorizza Georg Simmel nel saggio Le metropoli e la vita dello spirito”.

Giacomo Santini (Forlì 1994) ha invece ancora speranza in  Carlo scopre la primavera, un fanciullo di terracotta intento ad osservare la bellezza della natura. Di fronte a lui ha posto una panchina, invitando lo spettatore a sedersi e imitare il bambino, ritrovando nel qui ed ora l’essenza della vita.

Silvia Pallini (Pontedera 1972) ha realizzato Il Messaggero invisibile. “Un intervento in completa relazione con l’ambiente la cui ispirazione è nata da un lembo di prato verde protetto allo sguardo da una siepe, cui ho aggiunto, con le impronte che affiorano dall’argilla, l’immagine della creazione, la rivelazione dell’uomo nel suo farsi e di cui la natura è scrigno”.

Sul doppio concetto di presenza-assenza si basa l’opera Harihar di Gabriele Mauro Giuseppe (Aradeo 1991): “Lavoro molto sulla percezione dell’arte, in questo caso la rosa è stata l’elemento di partenza da cui sviluppare una riflessione sul concetto di migrazione. Ho modificato la sua presenza in un’ombra, come quella del venditore di rose che mimetizziamo allo sguardo quotidiano rimandandone la visione. L’opera prende spunto da un ciclo di oltre 400 disegni ispirati ad un verso di Rainer Maria Rilke”.

I Giardini d’Arte sono inoltre destinati ad allargarsi, si prevede già la seconda edizione del progetto e la possibilità di dare voce a tante nuove giovani promesse dell’arte contemporanea.


In copertina: Luca Paladino, Migranti





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