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PICASSO E NAPOLI: PARADE
Autore: Luca Del Core
Data: 08.05.2017

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Pittore, scultore, litografo e fondatore del “cubismo”, nelle opere di Pablo Picasso si analizzano i dettagli e le influenze culturali. A cento anni dalla visita in Italia dell’artista spagnolo insieme al poeta Jean Cocteau, giunti nel Belpaese per lavorare con la compagnia del “Ballets Russes” al balletto “Parade”, musica di Erik Satie, il Museo di Capodimonte di Napoli e l’Antiquarium di Pompei celebrano con una mostra, fino al 10 luglio 2017, intitolata “Picasso e Napoli: Parade”, una esposizione che consente di capire l’influenza dell’arte e della tradizione teatrale napoletana su Picasso nella realizzazione dei costumi e del sipario, (17 metri di base e 10 metri di altezza) esposto nella Sala da Ballo del museo. L’avvicinamento al teatro da parte dell’artista- genio, prima di immergersi nella realtà partenopea, avviene durante l’esibizione parigina del compositore Erik Satie, a cui parteciparono Jean Cocteau, Misia Sert, il coreografo Lèonide Massine, il direttore del balletto Sergej Djagilev e la ballerina, nonchè futura moglie Olga Chochlova. Un percorso espositivo diviso in quattro sale, organizzato seguendo un ordine cronologico e tematico, encomiabile dal punto di vista didattico per la chiarezza dei contenuti che consente ai visitatori di godere appieno la visione del sipario situato nell’ultima sala. L’allestimento della prima sala evidenzia da subito il rapporto fra Picasso e la città di Napoli, visitata nel marzo del 1917, affascinato dalla cultura sacra e profana, dall’arte presepiale e dal teatro popolare, con lo spettacolo dei pupi e delle marionette, dei paladini di Francia, dei “guappi” e della figura emblematica di Pulcinella, contaminando queste tradizioni con le sue conoscenze del mondo circense, integrando lo stile cubista dei costumi e delle scenografie con la lirica evocazione classicista del sipario. Proprio alla maschera poliforme di Pulcinella, Picasso dedica un’analisi approfondita, con una serie di disegni, considerato l’alter ego di Arlecchino, personaggio con il quale il pittore amava identificarsi, ritraendo nell’abito a losanghe il ballerino Lèonide Massine, al fascino della maschera veneziana, solare e invincibile affianca quella di Pulcinella, ironico e ambiguo. Nelle altre sale si assiste al legame e alla reciproca influenza fra la cultura italiana e il pittore andaluso, elemento di congiunzione fra Picasso e il futurista Fortunato Depero sarà l’impresario teatrale Sergej Djagilev che commissionerà all’artista trentino tre costumi per il balletto “Parade”, interessante è l’influenza che Depero subirà da Picasso realizzando il “Ritratto di Gilbert Clavel”, egittologo e scrittore svizzero. Sarà, invece, l’antica Pompei ad impressionare Picasso, punto di partenza per una riflessione sul mondo antico che porterà alla realizzazione dei “Due fratelli” del 1906 ispirandosi all’affresco “Teseo e il Minotauro” conservato al Museo Archeologico di Napoli, riprendendo la stessa composizione e la posa plastica del nudo frontale. Giunti nell’ultima sala, in un silenzio sacrale, le luci rosse dell’enorme lampadario creano un’atmosfera accogliente e rilassante, sulla parete di fondo emerge dal buio il sipario picassiano, imponente e maestoso, curato nei minimi particolari.

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Pablo Picasso, I due fratelli, 1906, gouache su cartone, cm 80x59, Parigi, Musée Picasso, Photo © RMN-Grand Palais / Musée Picasso de Paris, Adrien Didierjean © Succession Picasso by SIAE 2017

Il 18 maggio 1917 al Théatre du Chatelet di Parigi si assiste alla prima rappresentazione del balletto “Parade”, un’opera nuova e rivoluzionaria, per la prima volta danzano costumi-sculture tridimensionali, questi elementi innovativi dello spettacolo introdotti dal poeta Jean Cocteau non vengono recepiti positivamente dal pubblico, generando un malinteso fra il reale e l’irreale, la scenografia del palco è composta dalle case di Parigi sullo sfondo, da un teatro ambulante, da tre numeri di music-hall, i protagonisti della scena sono un prestigiatore cinese, due acrobati, una ragazzina americana e tre manager che fanno pubblicità, il pubblico confonde la parata con lo spettacolo in sé, ciò che doveva stupire gli spettatori attraverso l’effetto sorpresa, ottiene uno scarso risultato, la platea non gradisce, inizia a protestare prima della fine della performance, non apprezza il balletto cubista e nemmeno le coreografie bizzarre di Massine e la musica di Satie. Nonostante l’impegno di tutti gli autori e attori ciò che resta dello spettacolo è la commistione stilistica delle diverse influenze culturali, nelle figure dei manager il corredo di grattacieli e nuvole di impronta cubista, altri costumi risentono delle competenze tecniche del futurista Fortunato Depero, gli abiti degli acrobati rievocano i costumi di Leon Bakst, in cui si fondono la raffinatezza del simbolismo francese e la tradizione popolare russa, il prestigiatore cinese con un abito dai forti contrasti cromatici rimanda a un orientalismo con influenze futuriste e ispirato ai lavori di Matisse, in queste diverse correnti artistiche soltanto il sipario di Picasso è immune dalle critiche. Proprio in quest’opera gli esponenti che hanno contribuito alla realizzazione dello spettacolo vengono immortalati dall’artista spagnolo nei vari personaggi raffigurati, Olga Chochlova, ballerina e futura moglie di Picasso nel 1918, è ritratta nel costume di scena da sifilide alata, Nicolas Zverev, il ballerino che interpreta il ruolo dell’acrobata in “Parade” è rappresentato di profilo, Fortunato Depero è ritratto nelle vesti del torero, in un gioco di assonanze col suo cognome, il musicista Igor Stravinskij con la sua tipica posa a braccia conserte è ripreso nelle vesti del Moro, Léonide Massine, coreografo del balletto che interpreta il ruolo del cinese, è stato raffigurato nelle vesti di Arlecchino, Lydia Lopokova è immortalata a seno nudo ed il motivo di questa scelta è da ricercare nel suo rifiuto di indossare un costume troppo stretto, Mary Pickford, a cui si è ispirato Cocteau per il personaggio della ragazza americana in “Parade” è ritratta con cappello e collana di perle, Sergej Djagilev, l’impresario del balletto, famoso per la sua talassofobia, è raffigurato ironicamente nelle vesti di un “marinaio napoletano”, ed infine lo stesso Pablo Picasso si ritrae nelle sembianze di una scimmia che nella tradizione artistica, da Watteau a Chardin e Fragonard, la scimmia imita l’uomo come l’artista imita la realtà. Nell’Antiquarium di Pompei la mostra continua con i costumi del balletto disegnati dall’artista, dove è visibile comparare questi lavori con una raccolta di maschere africane insieme ad alcuni reperti archeologici provenienti dal sito, tra cui alcune maschere inedite, antefisse, statue e lastre a rilievo.

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Jean Cocteau, Picasso e Léonide Massine davanti a una fontana pubblica e nel giardino della Casa di Marco Lucrezio a Pompei, fotografie ai sali d’argento, 1917, Parigi, Musée Picasso, Photo © RMN-Grand Palais / Musée Picasso de Paris / Franck Raux © Succession Picasso by SIAE 2017


In copertina: Foto di Scena





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