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PREMIO GHERGO: IL LINGUAGGIO DELLA FOTOGRAFIA TRA PASSATO E PRESENTE
Data: 04.04.2017

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Generare immagini per ritrovare l’eco della creazione. Ed eccolo il mondo creato da grandi maestri della fotografia, quelli di ieri, quelli di oggi. Arturo Ghergo, Maurizio Galimberti e il giovane Alessandro Scattolini. Le loro opere riunite in una mostra a Montefano (fino al 16 Luglio 2017 ) in provincia di Macerata per il premio intitolato ad Arturo Ghergo, il fotografo delle dive  che a Montefano nasce  nel 1901. Gina Lollobrigida, Alida Valli, Sofia Loren, Marella Agnelli. E’ solo l’inizio del lungo elenco delle donne che il giovane Arturo ritrae a partire dagli anni ‘30  sino agli anni ’50.

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Arturo Ghergo


Attrici fotografate come principesse, principesse fotografate come dive. Non mancheranno i ritratti di personaggi come Borghese, Bulgari, Caracciolo, Feltrinelli, Ruspoli, Torlonia, dell’Aga Khan e del pontefice Pio XII che continuerà a benedire con sole tre dita alzate, così come il grande fotografo lo aveva voluto ritrarre personaggi. E saranno ritratti intrisi di luce, di fascino e mistero. La vita e l’opera di Arturo Ghergo raccontata dal regista Pasquale Pozzessere con un film del 1999 che disegna con grande empatia l’uomo e il personaggio.

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Alida Valli fotografata da Arturo Ghergo

Il commento intimo e personale con la voce di Alice, la bellissima, giovane polacca che un giorno si presenta nel suo studio romano e diviene assistente e poi moglie del maestro.  Le donne del suo “ reportages” interpretate con la professionalità di una superba Sabrina Colle che diviene l’icona di tutte le donne fotografate da Ghergo e interpretate con una tecnica di ritocco manuale, anticipatrice di Photoshop, così da perfezionarne la bellezza. Un modo di fare fotografie con la mano, “con l’occhio, l’intelletto e il cuore”. E a dirlo era Cartier Bresson. Cristina Ghergo, figlia di Arturo, fotografa di moda a livello internazionale: “Sono diventata fotografa mio malgrado” e il suo ricordo è quello di un padre che si trasferisce a Roma nel 1929 e senza mezzi apre un laboratorio in via Condotti. Ben presto arriverà il successo, tutte le donne della società che conta volevano essere ritratte da quel fotografo che le faceva apparire belle più che mai.

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Marella Agnelli fotografata da Arturo Ghergo


Nei momenti più difficili Arturo arriverà  ad impegnare l’obiettivo della sua macchina fotografica e fingerà di fotografare per ottenere un anticipo in danaro. Solo in un secondo momento, riscattato l’obiettivo, con uno stratagemma avrebbe fatto realmente lo scatto. Irene racconta di un uomo spiritoso che ha successo con le donne, di un padre conosciuto soprattutto attraverso le fotografie che ha scattato, parla della sorella Irene, autrice televisiva di celebri programmi come “Non è la Rai”,  e di Sabrina Colle che dirà a sua volta: “Irene e Cristina Ghergo, con Pasquale Pozzessere, sono la mia famiglia. Ho conosciuto Cristina negli anni ’90 quando ero modella, mi ha portato su terrazze inaccessibili e fatto conoscere la Roma di Alberto Moravia, di Carmelo Bene, di Tano Festa”. La fotografia come linguaggio che attraversa il tempo per restare nel tempo e i ritratti storici di Arturo Ghergo in mostra assieme alle opere di Maurizio Galimberti insignito del Premio alla carriera. “L’artista della fotografia istantanea” che ha ritratto George Clooney, Catherine Zeta-Jones, il suo lavoro come linguaggio che affida a tessere scaturite da Polaroid, la creazione di un mosaico che riconduce alla unità attraverso la molteplicità. Uno stile personalissimo come espressione “del vedere e del sentire” attraverso scatti simultanei. Vederlo all’opera è vederlo progettare nel tempo di un istante ciò che diventerà una sequenza di straordinaria espressività, come accade per il ritratto di Sabrina Colle, compagna di Vittorio Sgarbi ,madrina dell’evento e modella per l’opera live di Galimberti che andrà a riempire lo spazio di una cornice vuota. Quarantotto scatti ravvicinati, a partire dalla testa ai particolari del volto e delle mani che coprono il suo viso, una sequenza che rimanda ad una dimensione surreale e nello stesso tempo oggettiva. C’è in questo artista la fascinazione di un linguaggio nuovo come luogo della visione e ancor più della mente. C’è la consapevolezza che l’uomo non può riempire lo spazio e si eleva sopra le cose solo attraverso il pensiero e conduce  a vedere nell’immaginazione estetica non una semplice disposizione a percepire, a organizzare, a fissare, a esteriorizzare, ma un potere di trasfigurazione che cerca e crea spontaneamente la propria tecnica per lasciare nell’opera creata un alone di imperscrutabilità, una zona d’ombra impossibile da penetrare.

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ph. Andrea Muti Vittorio Sgarbi, Sabrina Colle con Maurizio, Galimberti e la sua opera live

Il premio come Giovane talento ad  Alessandro Scattolini per il  racconto sugli abitanti dell’isola di Ol'chon nel lago Baikal in Siberia. Il suo è uno sguardo che si posa con profondità e leggerezza sul quotidiano, sulla fatica del vivere e nelle mani sporche e rugose di un pescatore c’è il rimando alla memoria “di un tempo passato in cui vivevano mio padre e mio nonno”. Ed è allora che ci pare più vero l’assunto di Denis Curti, curatore della mostra, quando afferma che la fotografia non può mentire. “La fotografia è nello stesso tempo espressione di vita e insieme di morte, è ostaggio del particolare, analizza delle cose che vanno oltre ogni esperienza artistica, la fotografia nasce morta e blocca il tempo in modo crudele” dirà, invece, Vittorio Sgarbi, intervenuto come ospite d’onore alla cerimonia di premiazione. Di certo fotografare significa amare, vivere, scoprire, alimentare i sogni, testimoniare la vita.  Ma nessuna fotografia potrebbe immortalare la forma di un amore forte come quello di Vittorio e Sabrina, quando il filo invisibile che unisce le loro anime è annodato all’eternità.  


In copertina: photo Claudia Scipioni inaugurazione, al centro Cristina Ghergo 





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