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IL CAVALIERE ERRANTE TRA APOCALISSI E SCIAMANESIMO
Data: 18.03.2017

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VASILIJ VASIL'EVIČ KANDINSKIJ
E LA “INNER KLANG”1


“Chi non è abituato alla bellezza interiore la trova naturalmente brutta,
perché l’uomo di solito è portato all’esteriorità (specialmente oggi!).
La totale rinuncia alla bellezza convenzionale,
l’amore per tutti i mezzi che portano all’espressione dell’io,
lasciano ancor oggi isolato il compositore viennese Arnold Schönberg,
noto solo a pochi appassionati.”

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Kandinskij, Destino cupole

Parole come macigni, tanto più oggi, precorritrici dei tempi, quelle di Kandinskij, uomo e artista polimorfo, un po’ razionale, un po’ romantico, estremamente attuale, ancora modernissimo, dotato di un occhio prensile che, grazie alle sue teorie ha cambiato irreversibilmente la storia dell’arte.

Ero condannato a guardare senza tregua”, scrisse. Vasilij fu dotato di memoria visiva fortissima, fu appassionato di teosofia, natura, etnografia, folclore, antropologia e soprattutto musica, che fondeva con le sue creazioni, essendo quest’ultima l’arte più immateriale di tutte e modello da seguire, proprio perché svincolata dalla bieca imitazione della natura, dalla materia.
Egli amò a tal punto la musica da chiamare molte sue opere Improvvisazioni o Composizioni. Nella totale ricerca della risonanza interiore e per rispondere a una necessità, egli affermò: “Mi proponevo, come scopo della mia vita, di dipingere una composizione. Questa parola agiva su di me come una preghiera, mi riempiva di rispetto”.

Un’arte quindi, come la pittura, usata per esprimere le proprie necessità intellettuali e spirituali, non reali, imitative, ma anti-naturalistiche, tendenti invece all’astrazione e pregne della ricchissima vita psichica dell’artista, capace di dipingere l’invisibile.

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Kandinskij, Improvvisazione forme fredde

Forse anche per questo, IL CAVALIER ERRANTE, che cela il viaggio come esperienza cognitiva totale, diviene il titolo della mostra oltre che tema di molte opere con cavallo e cavaliere (II sezione) in mostra a Milano al Mudec.
Il percorso dell’esposizione volge verso l’analisi di un viaggio che è sia reale, negli anni giovanili in cui l’artista andò nel nordico Governatorato di Vologda (I sezione) e vide cose indelebili per il suo percorso formativo, studiando gli antichi costumi sciamanici dei komi-ziriani, ma è anche itinerario metaforico, nel passaggio dall’oggetto del figurativo all’immateriale astratto.
O viaggiò e visse a Odessa, Murnau, Monaco e Mosca (III sezione) che l’artista equipara alla propria madre: “una bellezza seria e severa, una semplicità di razza, un’energia naturale, una sensibilità forte e personale”.

Per approdare infine all’attrazione verso la musica (IV sezione) e per il compositore Schönberg, “le cui esperienze musicali non sono acustiche, ma puramente psichiche”- disse.
La pittura prendeva, per la prima volta a modello la musica, come una folgorazione. Kandinskij capì che forma e colore dovevano servire a motivare l’interiorità, il misterioso mondo dello spirito.

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Kandinskij, Improvvisazione 34

Gli spazi del Mudec di Milano, raccolgono quindi 49 opere, alcune mai viste prima in Italia, che raccontano il 'periodo del genio' dell'artista russo, oltre a 85 lavori tra icone, stampe popolari, lubki, giocattoli, isbe, arte decorativa. Esse provengono dai più importanti musei giorgiani, armeni e russi, come l'Ermitage di San Pietroburgo, la Galleria Tret'jakov, il A.S. Puškin.
In corso fino al 9 luglio, la mostra è un piccolo gioiello, ben articolato, elegantemente curato da Silvia Burini e Ada Masoero che offre persino delle installazioni multimediali che consentono di entrare dentro l’opera d’arte, così come avrebbe musicalmente, spiritualmente, fisicamente voluto il caro e geniale Vasilij Kandiskij.

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Kandinskij, Improvvisazione 4


1. Risonanza interiore





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