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OMAGGIO D’AMORE A MANET
Data: 08.03.2017

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Basterebbe quel bracciale d’oro su di un braccio nudo. O lo sfavillio reale di un orecchino, inconsapevolmente pendente su di un rosso feroce e prepotente, quello del foulard leggero al collodi una donna. 

Quello del rosso carminio del suo rossetto. 

O quello del muro nell’opera penetrante di Giovanni Boldini, a omaggiare Manet, nella sua mostra a palazzo reale a Milano. A renderne utile l’ingresso, a celebrarne la grandezza dopo essere stato bistrattato da molti.

Oltre a questo capolavoro: Scena di festa alle Folies-Bergère di Boldini, Il bagno di Alfred Stevens, il noto pifferaio, i ritratti di Emile Zola, Berthe Morisot, amici e compagni della Parigi moderna, tra cui lo splendido Pastorale di Cezanne, e poi ancora Degas, Fantin-Latour, Gauguin, Monet, Renoir, Signac, Tissot, rendono una festa per gli occhi questa mostra proveniente in toto dal Musée d’Orsay, grazie a un generoso gesto di Guy Cogeval, storico presidente del Musée e dell’Orangerie di Parigi.

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Inaugurata l’8 marzo in corso fino al 2 luglio 2017, la mostra vuole parlare di Édouard Manet (1832-1883) e del ruolo centrale che ha avuto nella storia dell’arte europea, pur avendo subito diversi rifiuti iniziali, persino al Salon del 1963.

Un centinaio di opere, tra cui 54 dipinti – di cui 16 capolavori di Manet e 40 altre opere di grandi maestri coevi, si aggiungono 11 tra disegni e acquarelli di Manet, una ventina di disegni e sette tra maquettes e sculture.

Come Bellini e Vermeer, Manet ebbe impulsi a catturare la poesia dell’attimo che passa. La narrazione è indifferente, vive la pura pittura, poca storia e molta vita parigina. Iniziatore di una nuova idea, fruitore di una vita moderna e libera, osservatore di una realtà che cristallizza con metodi nuovi, Manet inizialmente incompreso scopre e rivelaunaParigi in piena trasformazione. Affronta temi nuovi che osserva per la strada, al Teatro dell’Opera, nei bar e nei “caffè-concerto” usando più generi: il ritratto, la natura morta, il paesaggio, le donne, Parigi, sua città amatissima e modificata in toto a metà Ottocento dal nuovo assetto urbanistico voluto dal barone Haussmann.

La mostra si articola quindi in dieci sezioni.

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Manet e la sua cerchia

Manet e i suoi amici. Visse con poeti e letterati come Charles Baudelaire, Emile Zola, che lo difende strenuamente dai rifiuti del Salon; poi Stéphane Mallarmé, che frequenta il suo atelier discutendo animatamente di pittura e poesia, la pittrice Berthe Morisot, sua cognata, moglie del fratello Eugène, e altri celebri artisti come Monet, Renoir. La mostra parte dunque da intensi ritratti di Zola, Mallarmé e Morisot, realizzati da Manet tra il 1868 e il 1876, esposti accanto a quelli di altri pittori come Edgar Degas.

Parigi città moderna

Manet è il più parigino dei pittori, vivrà nella “nuova Parigi” che si sta costruendo. Napoleone III realizza interventi radicali che cambiano completamente il volto della città, rendendola la capitale europea per eccellenza. In questa sezione opere di Paul Gauguin con “La Senna al Ponte Iéna", di Claude Monet con “Le Tuileries”; di Paul Signac con “Strada di Gennevilliers”, una veduta della periferia settentrionale di Parigi.

Sulle rive

Sono qui esposte cinque sue vedute marine. Si possono inoltre ammirare lo splendido “Pastorale” di Paul Cézanne, giustamente ispirato al celebre “Le déjeuner sur l’herbe” di Manet e “Argenteuil” di Claude Monet, che ritrae una delle mete preferite delle gite domenicali dei parigini, dove Monet soggiorna tra il 1872 e il 1877.

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Natura inanimata

In questa sezione sono esposti incantevoli dipinti floreali: due di Manet “Ramo di peonie bianche e cesoie”, specie molto in voga nell’Europa ottocentesca che Manet coltivava nel suo giardino di Gennevilliers, e “Fiori in un vaso di cristallo”, tra gli ultimi quadri dipinti da Manet che, ormai malato, si dedica alla pittura di piccole tele con frutti e fiori di cui coglie con intensità lo splendore e la vitalità, cui si aggiunge “L’asparago”, recapitato dallo stesso Manet al grande collezionista Charles Ephrussi come “aggiunta” a un quadro con asparagi che era stato pagato troppo. A queste opere sono affiancate due splendide tele di Fantin-Latour e uno straordinario bouquet di Renoir.

L’heure espagnole

L’arte spagnola, insieme ai Tiziano e ai Rubens, esercita su Manet una forte influenza. Diffusa a Parigi sin dal 1830, ispira una moda che investe la letteratura, l’arte e il costume. Manet si reca inoltre in Spagna nel 1865 e studia spesso i dipinti spagnoli al Louvre, in particolare Velázquez, che considera “il pittore dei pittori”. Testimoniano questo ispanismo le vesti della ballerina Lola Melea, nota come “Lola di Valencia”, “Il combattimento di tori”, “Angelina”, “Il pifferaio”, immagine della mostra, rifiutato al Salon dello stesso anno per la radicalità del trattamento pittorico. 

Il volto nascosto di Parigi

In questa sezione è di scena la Parigi dei caffè, delle strade, delle persone meno abbienti, che fa da contraltare al lusso e all’opulenza della vita borghese, protagonista delle sezioni successive. Spicca qui uno dei capolavori di Manet “La cameriera della birreria”, insieme a due disegni di caffè. E “L’attesa” di Jean Béraud dove una elegante prostituta attende di adescare clandestinamente un cliente nel signorile quartiere dell’Étoile. Appartiene invece all’atmosfera mondana dei teatri e dei balli la bella tela carica di rosso “Scena di festa” di Giovanni Boldini, ritrattista della mondanità di Parigi, che qui rappresenta le Folies Bergère, caffè-teatro di varietà attivo dal 1869 sui grandi boulevard.

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L’Opéra

In questa sezione le opere sono dedicate al tempio dello spettacolo parigino: l’Opéra. Di Edgar Degas è esposto “Il foyer della danza al teatro dell’Opéra” dove andavano in scena le opere e i balletti più importanti. Di Henri Gervex si ammira “Il ballo dell’Opéra” che mette in scena uno scintillante carnevale. Accanto a queste tele sono presentati vari disegni, acquerelli e piccole sculture in gesso o bronzo rappresentanti progetti per la nuova Opéra e figure mitologiche.

Parigi in festa

Sfilano quadri di artisti che frequentano le serate di gala nei teatri parigini: da Jacques Joseph (detto James) Tissot con l’elegante “Il ballo” (1878 a Jean Béraud con “Una serata”, illustrazione di una affollata e mondanissima soirée; da Eva Gonzalès con “Un palco al Théâtre des Italiens”, a Berthe Morisot con “Giovane donna in tenuta da ballo”. Completano la sezione alcuni disegni di progetti per nuovi teatri, testimoni dell’incessante trasformazione della Parigi dell’epoca.

L’universo femminile. In bianco …

Sono qui presentati alcuni capolavori incentrati sulla figura femminile rappresentata nei suoi momenti intimi. Di Manet è esposta la splendida tela “La Lettura”, dove l’artista ritrae la moglie Suzanne Leenhoff e il figlio naturale della donna, e il celeberrimo “Il balcone”, che lascia perplessi pubblico e critica al Salon del 1869 anzitutto per la scelta dei colori accesi, ma soprattutto per la sconcertante assenza di un soggetto chiaramente definito. Accompagnano queste due opere emblematiche due splendide tele di Alfred Stevens: “La lettera di rottura” e “Il bagno”, unico nudo dell’artista belga a Parigi dal 1844, opera la cui attenzione ai dettagli destò l’ammirazione di Manet e “Le due sorelle“ di James Tissot, definita dal critico inglese Wentworth “il paradigma dell’aristocraticità e dell’eleganza sobria”.

 … e nero. La passante e il suo mistero

La sezione conclusiva della mostra dedicata alle donne nelle strade parigine ospita due magnifiche opere di Manet: la tela “Berthe Morisot con un mazzo di violette”) e il “Ritratto di Nina de Callias”, a cui si raffrontano due celebri figure femminili di Renoir: “Madame Darras” e “Giovane donna con veletta”, dove l’artista rivela una straordinaria maestria nella resa del nero e nel catturare il fascino fugace di una passante.

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