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FERGOLA. LO SPLENDORE DI UN REGNO
Autore: Luca Del Core
Data: 28.02.2017

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Si potrebbe definire una mostra “nostalgica”, soprattutto per (a Napoli sono un cospicuo gruppo) gli esponenti del movimento “filoborbonico”, legati al regime monarchico spagnolo che fecero di Napoli la terza potenza industriale d’ Europa dopo Parigi e Londra nei primi anni del 1800. Sotto il controverso dominio aragonese la città partenopea visse il suo periodo migliore non solo dal punto di vista commerciale e finanziario ma anche culturale. Testimone di questi fermenti fu Salvatore Fergola, artista di corte, pittore, litografo, editore di popolari giornali illustrati a cui è dedicata la prima mostra a Palazzo Zevallos-Stigliano, sede museale della Banca Intesa-Sanpaolo di Napoli fino al 2 aprile 2017. Figlio d’ arte, poco più che ventenne entra nell’ orbita della famiglia reale seguendone gli spostamenti nei luoghi del Regno, divenendo il “Pittore paesista della Real Casa”. Considerato l’ erede di Jacob –Philipp Hackert, Fergola ha testimoniato nei suoi dipinti momenti storici di rilievo del Regno delle Due Sicilie, un esordio da “reporter” ufficiale di eventi pubblici quando gli viene commissionata la tela relativa al ritorno a Napoli di Ferdinando I, il re e il principe ereditario Francesco raffigurati all’ interno della carrozza entrano in città nei pressi dell’ Orto botanico. Un vero e proprio cronista del tempo, romantico e pragmatico, intuisce il valore del progresso tecnologico e utilizzerà il suo estro artistico come strumento di propaganda istituzionale, alle dipendenze di Ferdinando II realizzerà due grandi tele, nel 1840 l’ inaugurazione della prima “strada di ferro” Napoli-Portici in cui il treno simbolo della modernità è l’elemento di contrasto con il panorama del golfo sullo sfondo, con la folla festante accorsa per assistere all’evento, nell’ altro dipinto, invece, una raffigurazione del collegamento ferroviario tra Napoli e Caserta. Un percorso espositivo ben strutturato, si passa dalla ingegneria meccanica a quella navale con i velieri e le navi a vapore, le marine dipinte da Fergola hanno un valore documentario e celebrativo, un esempio sono i cantieri navali di Castellammare e di Napoli che segnano il passaggio dalla navigazione a vela testimoniata dal varo del vascello “Vesuvio” protagonista di molte battaglie a quella a vapore con il battello “Real Ferdinando” che raggiungeva Messina e Palermo. Dipinti che oltre ad essere una panoramica del territorio, ci portano anche nei luoghi della corte, dove cambiano i soggetti ma non la descrizione minuziosa della natura, una veduta nitida della Reggia di Caserta di Luigi Vanvitelli con le dorsali montuose sullo sfondo, oppure una resa botanica del paesaggio dove il sovrano Ferdinando I è impegnato in una battuta di caccia nella riserva naturale della Ficuzza.

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Salvatore Fergola, L’eruzione del Vesuvio, 1860 ca, olio su tela - 110 x 93 cm, Courtesy Galleria Gomiero, Milano-Padova

Attento osservatore della natura, delle caratteristiche botaniche e morfologiche, Fergola abbandona lentamente uno stile simile a quello di Hackert per una sensibilità più contemporanea in cui il singolo elemento della modernità, ponte o treno, si integra perfettamente con l’architettura del paesaggio naturale.

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Salvatore Fergola, Autoritratto con cascata, 1838, olio su carta intelata - 75 x 52 cm, Napoli, Museo Nazionale di San Martino

Al pittore di corte pian piano emerge una visione molto più sentimentale, intima e privata, probabilmente impressionato dalle opere di Horace Vernet e Theodor Gudin durante il suo soggiorno a Parigi nel 1830, influenzato dalle nuovi correnti artistiche realizzo’ per le Esposizioni Borboniche un dipinto tratto da un evento realmente accaduto e che colpi’ l’ opinione pubblica, “Naufragio di quattro marinai”, una barca in balìa delle onde, di intensa drammaticità, sotto un cielo cupo i raggi solari cercano di farsi spazio fra le nuvole nere, in primo piano i quattro naviganti angosciati dall’ imminente pericolo. Da una pura e semplice rappresentazione della realtà, delle vita di corte o dei paesaggi naturali, l’ artista napoletano nella parte finale della mostra ci riserva delle sorprese con una serie di dipinti su temi biblici dove la natura e l’ individuo sono trasfigurati in una dimensione eroica, la vicenda che ritrae Caino e Abele, uno sconvolto dalla presenza dell’ occhio di Dio, l’ altro ridente per la visione dei giardini dell’ Eden. Progresso e natura, punti di partenza per una Napoli del 1800, punti di riferimento per una prospettiva futura, senza alcuna nostalgia.

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In copertina: Salvatore Fergola, L’eruzione del Vesuvio, 1860 ca, olio su tela - 110 x 93 cm, Courtesy Galleria Gomiero, Milano-Padova (particolare)





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