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THAYAHT - UN FUTURISTA ECCENTRICO
Data: 15.02.2017

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Un artista a tutto tondo che si misuro’ con la pittura, il disegno, la scultura, la fotografia, l’architettura, la pubblicita’ e la moda muovendosi tra Liberty, Art Decó e Futurismo.
Un artista che come pochi seppe restituire lo spirito del tempo anticipando pero’ mode e stili di vita. Stiamo parlando di Thayaht (Firenze 1893 – Marina di Pietrasanta 1959) a cui la Galleria Russo di Roma dedica la mostra ‘Thayaht, un futurista eccentrico. Sculture, progetti, memorie.

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Di questo ‘spirito curioso, ansioso di rinnovamento, libero ed irregolare’, come viene definito da Daniela Fonti curatrice dell’evento espositivo, figlio di uno svizzero tedesco e di un’anglo-americana, la Galleria propone circa duecento opere che vanno dal 1913 al 1940. Un nucleo di lavori eterogenei che danno ben conto della sua creativita’ tra cui figurano sculture, disegni,
dipinti, illustrazioni grafiche e pubblicitarie, acquerelli e molto altro ancora.

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Importante la sezione scultorea che comprende la Bautta, il Violinista, la Sentinella, il Flautista, il Tennista e i Pesci. E naturalmente il celebre Tuffo, un elegante lavoro in gesso patinato, realizzato per la Biennale di Venezia del 1932, sospeso in aria, dinamico ma fermo allo stesso tempo.
La sua produzione scultorea non e' molto estesa ma di estrema originalità, e costituisce uno dei vertici della ricerca plastica del Futurismo rilanciatosi ai primi anni Trenta. Le sue sculture sono per lo piu' piccoli oggetti preziosi da collezionare, destinati ad una fruizione piu’ intima e privata, assai diversa dall'aura storicistica che caratterizza la scultura monumentale celebrativa che invade l'Italia del primo dopoguerra,” sottolinea Daniela Fonti.

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Tra le opere in mostra anche il disegno a inchiostro e acquerello su carta che riproduce la “tuta”, inventata da Thayaht nel 1919 insieme al fratello Ruggero Alfredo Michahelles, in arte Ram, ispirandosi ai concetti di funzionalità espressi da Balla. Un abito innovatore tra i piu’ rivoluzionari nella storia della moda italiana.
E’ a Thayaht che si deve l’invenzione di questo abito inizialmente maschile e poi esteso anche alla donna, per il quale inventa un neologismo destinato a diffondersi universalmente, ben oltre la memoria del suo stesso autore.
Curiosamente proprio da un artista dandy verra’ l’intuizione di un indumento in grado di cancellare le differenze sociali che si manifestano attraverso l’abbigliamento
,” afferma la curatrice.

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E non manca tra le opere esposte il marchio che l’artista creo’ nel 1919 per Madeleine Vionnet, la stilista francese con la quale collaboro’ per diversi anni: un elegante peplo, dal sapore deco', a forma di «V» sorretto da una figura su una colonna ionica.
Altrettanto interessanti alcuni oli tra cui I quattro elementi e Paesaggio Marino in tempesta, i ritratti a matita di alcuni giovani e i fantasiosi, colorati ed originali acquerelli su carta.

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