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DARIO BALLANTINI: PITTORE ED ATTORE NELLA COMMEDIA UMANA
Data: 23.01.2017

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Chi non lo aveva conosciuto come trasformista, nel programma televisivo Striscia la notizia, interpretare personaggi come lo stilista Valentino, solo per citarne alcuni, Luca Cordero di Montezemolo o Vittorio Emanuele di Savoia ? Eccolo Dario Ballantini  attore (Livorno 1964, vive a Milano) consegnarsi alla storia come pittore. Il suo lavoro sarà in esposizione nello Spazio d’Arte delle Grafiche Tacconi ad Ascoli Piceno fino al 20 Febbraio 2017 nella mostra “LO SGUARDO VISIONARIO “.

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Vado verso

Le sue opere  protagoniste del calendario catalogo Tacconi  come testimonianza dell’amore per l’arte di una tipografia che si rivolge al suo pubblico con altrettanto amore, come espressione di un autore che dialoga con la gente. E potremo  fare un viaggio attraverso i sentieri della poetica di un artista a tutto tondo, attore da un lato presente in numerose pellicole cinematografiche, sapiente interprete di maschere satiriche televisive, dall’altro il suo sguardo sull’umano tradotto in ardite visioni pittoriche. Figlio d’arte, già presente ad Art Basel Miami 2010, la conversione alla pittura avviene dopo aver visitato a Parigi una mostra di Modigliani, si innamora delle opere di Picasso e Guttuso attraverso i libri che il padre distribuisce. La stessa Marta Marzotto, grande musa di Renato Guttuso, scriverà di lui e il celebre cantante Ivano Fossati, affascinato da “ quelle figure umane quasi sempre schiacciate, triturate, lo aveva incaricato di dipingere la scenografia per i suoi concerti. A guardare la sua pittura ciò che colpisce innanzitutto è la stessa attenzione e la stessa tensione che l’autore svela nei confronti dei suoi modelli teatrali e quelli dell’arte visiva insieme al movimento. Quella gestualità che caratterizza i suoi personaggi, fosse anche solo la mimica di una piega della bocca, un modo di muovere le mani, quando nel suo fare pittura è il gesto a divenire protagonista in un’opera che rimanda inequivocabilmente alla action painting. Ma c’è qualcosa di più. La sua intelligente ironia, il suo sguardo profondo e meditativo sul reale, quali aspetti che caratterizzano le sue performances, abitano anche la sua pittura intrisa di elementi introspettivi. Dall’intreccio di pennellate che si rincorrono, da macchie informi che si accavallano, nascono figure, volti che emergono fra alternanti cromie dai toni ora  squillanti ora più sordi, da occhi socchiusi, ricavati, spesso, da una unica pennellata.  Grandi mani, “lacerazioni”, chiaroscuri e decisi tratti d’ombra accompagnano le figure che rimandano ad un personale linguaggio espressionista. E c’è una straordinaria forza, una vitalità nell’insieme delle forme che  pure conservano la loro autonomia in un contesto di velata amarezza, se non di angoscia esistenziale, che avvolge i suoi personaggi. Se la vita è una commedia in bianco e nero nella pittura di Dario Ballantini  il colore  ci appare, pur nella sua prorompente visione ed espressività, come fosse solo dentro di noi. Dario Ballantini, con l’abilità di grande osservatore, esce ed entra nei suoi personaggi, li vive, li interpreta,  scandaglia il loro vissuto, si appropria del loro sentire che ci restituisce sotto forma di teatro o di pittura e il suo cammino d’arte è , forse, catarsi per lui stesso, catarsi per noi che della sua arte ci possiamo nutrire. Antonio Ricci, autore di Striscia la notizia e suo mentore dirà di lui: “Quando Ballantini prepara un personaggio da imitare usa come specchio un foglio di carta. Disegna minuziosamente il volto e poi lo guarda e lo riguarda come se con la riflessione insieme alle forme volesse impadronirsi dell’anima. Scrive Giuseppe Bacci, curatore della mostra,  “Domina l’elegantissima copertina del calendario delle Grafiche Tacconi un’immagine ‘una e trina’ del volto dell’uomo estrapolata dall’opera Tolgo, una maschera dalla cacofonica visione di colori e forme, che ora è immersa nel silenzio.

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Tolgo

Il nero della notte attenua i contorni e i colori, il vociare della folla, i rumori della quotidianità si sono smorzati, i frastuoni della vita moderna tacciono”. A parlare è l’arte di uno come Dario Ballantini con una nuova mostra inaugurata in una terra ferita da quella Natura Madre che diventa inaspettatamente violenta per confermarci, ancora una volta, che l’arte muove da un carattere di necessità nel divenire della esperienza umana. E l’arte e la vita stanno insieme. Ed è allora che pensiamo all’opera d’arte come immobile solo in apparenza, in realtà nasce da un mutamento e ne prepara un altro. Così l’ossessione creatrice, di cui parlerà Focillon, e trasfigurante dell’arte ci suggerisce di trarre un carattere umano e universale dell’opera stessa concepita come creazione del mondo. Quel mondo che diviene anche nostro. Quello di Dario Ballantini.


In copertina: Scopri  





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