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GIOVANNI SEGANTINI - RITORNO ALLA NATURA E A SE STESSI
Data: 16.01.2017

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"Chi compie viaggi esteriori cerca la completezza nelle cose, chi si dà alla contemplazione interiore trova la sufficienza in se stesso."
Lieh Tzu, IV, 51

Ci sono vite difficili. Ci sono vite brevi. Ci sono vite e anime che vengono capite tardi, dopo, troppo in là.
I tre casi toccano l’esistenza di Giovanni Segantini. Nato poverissimo ad Arco nel 1858, morto a soli 41 anni dopo essere rimasto orfano a 4 anni, abbandonato dai fratelli dopo la precoce morte di padre e madre, finito poi in riformatorio per vagabondaggio, egli fu apolide, analfabeta e, nonostante tutto, riuscì a diventare uno dei massimi artisti tra i simbolisti e divisionisti internazionali.

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Chiuso e solitario, il conforto lo trovò solo nella pittura, nel mondo naturale e nella spiritualità tra la vasta natura e i suoi amati animali, nel silenzio della potenza sterminata di valli e montagne che lo accoglievano come il Maloja e tra le braccia del grande amore, la moglie Luigia Bugatti.
Scene di genere, bucoliche e naturalistiche, la pittura iniziale è di stampo verista; da subito viene notato e aiutato da Grubicy che riconosce un talento spiccato e unico in Segantini.
Soggetti pastorali d’intonazione mistica lo accostano alla scuola di Barbizon e a Millet. Mentre lo studio della luce lo avvicina al grande Courbet. Con essa diviene un maestro, proiettandola tra alte montagne, tra i pieni e scuri della neve, in vallate adombrate dai raggi del sole, nei corpi plastici, materici e iconici delle numerose e simboliche madri: tutte quelle che gli sono mancate fin da piccolo e che continua a rappresentare anche nude, come un’ossessione materna e sensuale. Il tepore della stalla, e del bambino, la mucca che allatta, un filo di luce, sono associati a quel calore materno che tanto gli mancò e che riesce totalmente a rendere a noi che osserviamo.

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Il docufilm Segantini, ritorno alla natura, diretto da Francesco Fei, oltre ad un’ottima interpretazione di Filippo Timi in un personaggio contrastato e contorto, schivo e solipsista, riesce a mettere a fuoco una vita non facile, poco nota e intensissima. Così come la sua elegante pittura!

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