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POP IN ITALIA
Data: 22.12.2016

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Vai all'evento: POP IN ITALIA

Vai alla sede: Guastalla Centro Arte

Gli artisti correlati: Piero Gilardi, Mario Schifano, Emilio Tadini, Franco Angeli, Enrico Baj, Mimmo Rotella, Concetto Pozzati, Paolo Baratella, Tano Festa


“Mi dispiace per gli americani che hanno così poca storia alle spalle, ma per un artista italiano, romano e per di più vissuto ad un tiro di schioppo dalle mura vaticane, popular è la Cappella Sistina, vero marchio del Made in Italy.” Impossibile fraintendere: con la schiettezza di un romano, Tano Festa dichiara ciò che in Italia significa Pop, in ovvia contraddizione con il movimento nato oltreoceano. Ed è proprio per questo mancato rimando alla cultura bassa che questa corrente ha spesso generando confusione. Siamo negli anni ‘60 quando alla crisi dell’informale risponde il Pop italiano, che con colore e figuratività rispecchia l’Italia profondamente cambiata del boom economico. Ma se il messaggio di critica sociale lanciato dalle Zuppe Campbell di Warhol è immediatamente riconosciuto, non subito si nota il legame tra il popular e artisti come Angeli, Schifano e Festa. L’Italia infatti, anche se travolta da grandi cambiamenti, rimane ugualmente un paese legato alla sua storia e alla sua cultura, in quanto non stagnante e chiusa nei musei ma viva e presente nel contesto urbano. Il giungere del nuovo benessere dunque non la sostituisce ne la mette da parte, ma ne conferma la presenza.

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Mario Schifano, Paesaggio anemico, 1973, smalti su tela cm 80x100

I decollage di Mimmo Rotella e le composizioni di Enrico Baj aprono le porte a questo movimento che elegge come suoi centri Roma e Milano. La varietà degli stili è l’elemento unificate: ogni voce interpreta in maniera autonoma la lezione americana dando vita a maniere non sempre facilmente accostabili. Dalla Scuola di Piazza del Popolo escono nomi come quelli di Mario Schifano, il più vicino al mondo oltreoceano per le sue Coca Cola, Franco Angeli, che intreccia i simboli del potere politico classici con quelli moderni, e Tano Festa, che dà nuova vita agli affreschi di Michelangelo e alle persiane di Roma. Accanto a questi nomi spiccano poi quelli del gruppo milanese riuniti nei pressi dello Studio Marconi, in particolare quello di Valerio Adami, con le sue immagini quasi fumettistiche, e di Piero Gilardi, che dà al poliuretano espanso una forma del tutto naturalistica.

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Tano Festa, Da Michelangelo, 1978, olio su tela cm 46x39

Tuttavia produzioni disomogenee e, in alcuni casi, l’eccesso di falsi immessi nel mercato hanno per molto tempo, nonostante l’apprezzamento di collezionisti, offuscato molti esponenti di questa corrente, rendendo il concetto di Pop un qualcosa di prevalentemente americano. Con il ritorno d’interesse sia da parte delle istituzioni che del mercato, il Centro Guastalla celebra l’avvenimento con Pop in Italia, la mostra dedicata soprattutto a quegli artisti che sin dagli anni ’70 hanno stretto rapporti con la galleria, non solo di lavoro ma anche di amicizia. Visibile sino al 26 gennaio, l’esposizione mette a confronto i maggiori protagonisti del movimento, i cui stili li rendono unici, quasi irraggruppabili, come a dimostrazione che risultati dimetricamente opposti possano provenire da un unico stimolo, ovvero quello dell’imitazione dell’arte,”perché”, sempre citando Festa, “l’arte è plagio”.

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Mimmo Rotella, Omaggio a Modigliani, pittura e decollage su tela, cm 50x40

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Franco Angeli, Segni storici, anni '80, olio su tela cm 90x90


In copertina: Enrico Baj, Piccolo militare, 1971, olio e collage su tela, cm 50x35 (particolare)






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