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Steve McCurry - SENZA CONFINI
Autore: Luca Del Core
Data: 21.12.2016

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Vai alla sede: PAN - Palazzo delle Arti di Napoli

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Una vita per le immagini, per osservare, per immortalare, per catturare volti, particolari, colori, paesaggi, guerre, usi e costumi di popolazioni lontane, dalla sua America all’Africa, fino ad arrivare al Medio Oriente e a zone isolate come il Tibet, Steve McCurry, icona della fotografia mondiale, fotoreporter “narrativo”, è il protagonista indiscusso della mostra “Senza confini” allestita al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) in via dei Mille, fino al 12 febbraio 2017. Bastano pochi passi all’interno del percorso espositivo e inizia questo viaggio intorno al mondo, fotografie dai colori brillanti sospese e fissate su strutture di legno bianche infondono all’ambiente una certa aura, intelaiature simili ad una pellicola fotografica su cui scorrono immagini, alcune inedite, con un ritmo incalzante, una visione teatralizzante sapientemente realizzata dall’architetto Peter Bottazzi, artefice di questa scenografia perfetta, suggestioni ed emozioni si susseguono e culminano in una sublime esperienza sensoriale.

“Perché già il solo viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse, mi procura gioia e mi dà una carica inesauribile.”

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Peshawar, Pakistan, 1984 © Steve McCurry

Partendo da questa semplice affermazione dell’artista potremmo dedurre che i luoghi visitati da Steve McCurry siano delle località amene e lussureggianti, in realtà non è solo la sete di conoscenza ad animare il fotografo americano, ma la volontà di raccontare ed essere testimone di fatti storici di notevole importanza,  richiamando l’attenzione dell’opinione pubblica verso argomenti di un certo valore. Interessante è il primo nucleo di immagini del 1979-1980 in bianco e nero, realizzate su carta Fine-Art, dedicata all’Afghanistan, al conflitto tra i mujaheddin e l’esercito sovietico, proprio in questa area geografica realizzò lo scatto del secolo immortalando nel campo profughi di Peshawar in Pakistan la “ragazza afgana” Sharbat Gula, definita la “Monnalisa moderna”, icona e simbolo della pace, immagine che si ripresenta più volte nella mostra con altri scatti realizzati diciassette anni dopo. Nei luoghi dove la vita è più difficile, dove la guerra e la violenza sono all’ordine del giorno, McCurry documenta i tragici eventi con minuziosa descrizione, evidenziando i paradossi di certe situazioni, riflessiva è la foto che ritrae dei bambini aggrapparsi al cannone di un carro armato distrutto a Beirut in Libano durante il conflitto degli anni ’80, una guerra vissuta come un gioco dai ragazzini in cui emergono spregiudicatezza e innocenza puerile.

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Nuristan, Afghanistan, 1979 © Steve McCurry

Esecrabile e di forte impatto emotivo, di costernazione e sgomento è l’immagine di un bambino afgano arruolato per combattere, in questa scena non vi è nulla di ludico, il soggetto è ripreso con munizioni e mitragliatrice in trincea coinvolto in operazioni di guerra, una dimostrazione della scelleratezza dell’essere umano nel voler perseguire a tutti i costi e con tutti i “mezzi” i propri scopi. A pagare le spese degli errori e orrori dell’individuo sono anche la flora e la fauna, un esempio lampante sono le istantanee che ritraggono cormorani sporchi di petrolio in Arabia Saudita nel 1991 e in un altro fotogramma la presenza di dromedari inermi e inerti, con i pozzi di petrolio che bruciano sullo sfondo. Tutto ciò è una narrazione per immagini dell’uomo contemporaneo nel mondo in cui la tragica crudezza della vita raggiunge livelli di lirismo intensissimi che accomuna non solo l’artefice dello scatto ma l’intera comunità. Una produttività artistica che coinvolge diversi paesi e i suoi singoli popoli, proprio sull’individuo è incentrata una parte dell’esposizione, McCurry riesce a raccontarne la storia, a rivelarne l’essenza e a percepirne attraverso i volti tutta la loro esperienza, il colore è un mezzo, è emozione, è la vibrazione dell’anima. Un mondo che dovrebbe vivere per l’inclusione sociale, senza barriere, senza discriminazioni, senza confini.

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Campo rifugiati di Peshawar, Pakistan, 1984 © Steve McCurry


In copertina: Herat, Afghanistan, 1992 © Steve McCurry (particolare)





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