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FIORIRE E’ IL FINE
Autore: Luca Del Core
Data: 24.11.2016

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Un singolo verso di una poesia di Emily Dickinson sul tema della fioritura  diventa fonte inesauribile di creatività per Clara Garesio, artista che plasma la materia e ne riesce a far emergere tutta l’essenza. Un approccio multidisciplinare in cui si intrecciano la letteratura, la pittura e la ceramica, sessanta opere in esposizione al Museo Duca di Martina- Villa Floridiana a Napoli, fino al 15 gennaio 2017, con pezzi unici e alcuni inediti che testimoniano la costante ricerca e sperimentazione artistica della Garesio.

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Clara Garesio, DEMETRA, foto Archivio dell'Arte Luciano e Marco Pedicini

Astrazione, forma e colore sono gli elementi che caratterizzano i suoi lavori, vasi foggiati a colombino o a lucignolo degli anni sessanta con decorazione a smalti sabbiati coprono l’ intera superficie di terracotta con forme geometriche  irregolari, un’ arte in continua evoluzione che nel corso degli anni ottanta raggiungerà un certo virtuosismo stilistico ed una eleganza formale, cromìe sgargianti vibrano sulla superficie, creano nuove configurazioni, invadono lo spazio, fondamentale  è la conoscenza dell’artista piemontese della tradizione della ceramica vietrese. Il percorso espositivo seguendo un ordine cronologico giunge al nuovo millennio, interessante è la produzione artistica di questo periodo in cui la figura umana diventa protagonista, su una serie di taccuini di terracotta l’ artista realizza figure bidimensionali, la profondità del campo visivo è ricavata dall’ utilizzo del colore e da linee ben definite che separano nettamente la figura in primo piano dal contesto, sono immagini di un’ arte primordiale, di una dimensione pura, dell’ abbandono della modernità per uno stile di vita primitivo. Vivaci policromie realizzate con un gesto dirompente esaltano la delicatezza e la ruvidità della materia, un intenso blu per il mare Mediterraneo, diverse gradazioni di verde per la natura, un azzurro brillante per il cielo, lentamente la bidimensionalità delle immagini e l’ ordine formale si dissolvono, frammentarietà e scomposizione figurativa subentrano prepotentemente sul piano di azione virando sempre di più verso un espressionismo astratto informale.

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Clara Garesio, MANDALA DI RINASCITA, foto Archivio dell'Arte Luciano e Marco Pedicini

Dall’ astrattismo al surrealismo, una visione cosmopolita della Garesio che si manifesta con la realizzazione di manufatti intitolati “Architetture oniriche”, la razionalità perde la sua valenza a favore delle potenzialità immaginative dell’ inconscio, per rendere visibile ciò che non è visibile, oggetti tridimensionali dalle forme irregolari sono gli archetipi di una città surreale, i tetti dei singoli “edifici” con forme atipiche ne disegnano lo skyline. Pietra miliare dell’ esposizione è l’ opera intitolata “il pranzo di Babette”,  ispirata al racconto scritto da Karen Blixen e sceneggiato e diretto  dal regista Gabriel Axel, è una tavola imbandita per il pranzo, posate, bicchieri, piatti, bottiglie e brocche realizzate tutte in terracotta, la Garesio riesce con grande abilità e maestrìa a veicolare nella sua arte il senso del racconto di Blixen, l’artista crea, insegna alle generazioni future con grande abnegazione e non sarà mai povero.

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Clara Garesio, VASI ANNI 50-60, foto Archivio dell'Arte Luciano e Marco Pedicini


In copertina: Clara Garesio, FIORIRE E' IL FINE, foto Archivio dell'Arte Luciano e Marco Pedicini (particolare)





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