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VERDI REDIVIVO, NELLA MORTE DEL SUO REQUIEM
Data: 15.11.2016

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Dies Irae, dies illa
solvet saeclum in favilla:
teste David cum Sybilla.

Quantus tremor est futurus,
Quando judex est venturus,
Cuncta stricte discussurus.

Tuba, mirum spargens sonum
per sepulcra regionum
coget omnes ante thronum.

Mors stupebit et natura,
cum resurget creatura,
judicanti responsura.

Liber scriptus proferetur,
in quo totum continetur,
unde mundus judicetur.

Judex ergo cum sedebit,
quidquid latet, apparebit:
nil inultum remanebit.

Quid sum miser tunc dicturus?
quem patronum rogaturus,
cum vix justus sit securus?

Rex tremendae majestatis,
qui salvandos salvas gratis,
salva me, fons pietatis.

Recordare, Jesu pie,
quod sum causa tuae viae
ne me perdas illa die.

Quaerens me, sedisti lassus,
redemisti Crucem passus:
tantus labor non sit cassus.

Juste judex ultionis,
donum fac remissionis
ante diem rationis.

Ingemisco, tamquam reus,
culpa rubet vultus meus
supplicanti parce, Deus.

Qui Mariam absolvisti,[1]
et latronem exaudisti,
mihi quoque spem dedisti.

Preces meae non sunt dignae,
sed tu bonus fac benigne,
ne perenni cremer igne.

Inter oves locum praesta,
et ab haedis me sequestra,
statuens in parte dextra.

Confutatis maledictis,
flammis acribus addictis,
voca me cum benedictis.

Oro supplex et acclinis,
cor contritum quasi cinis:
gere curam mei finis.

Lacrimosa dies illa,
qua resurget ex favilla

Judicandus homo reus.
huic ergo parce, Deus:

Pie Jesu Domine,
dona eis requiem. Amen.



*

Giorno dell'ira, quel giorno che
dissolverà il mondo terreno in cenere
come annunciato da Davide e dalla Sibilla.

Quanto terrore verrà
quando il giudice giungerà
a giudicare severamente ogni cosa.

La tromba diffondendo un suono mirabile
tra i sepolcri del mondo
spingerà tutti davanti al trono.
La Morte e la Natura si stupiranno
quando risorgerà ogni creatura
per rispondere al giudice.

Sarà presentato il libro scritto
nel quale è contenuto tutto,
dal quale si giudicherà il mondo.

E dunque quando il giudice si siederà,
ogni cosa nascosta sarà svelata,
niente rimarrà invendicato.

In quel momento che potrò dire io, misero,
chi chiamerò a difendermi,
quando a malapena il giusto potrà dirsi al sicuro?

Re di tremendo potere,
tu che salvi per grazia chi è da salvare,
salva me, fonte di pietà.

Ricorda, o pio Gesù,
che io sono la causa del tuo viaggio;
non lasciare che quel giorno io sia perduto.

Cercandomi ti sedesti stanco,
mi hai redento con il supplizio della Croce:
che tanto sforzo non sia vano!

Giusto giudice di retribuzione,
concedi il dono del perdono
prima del giorno della resa dei conti.

Comincio a gemere come un colpevole,
per la colpa è rosso il mio volto;
risparmia chi ti supplica, o Dio.

Tu che perdonasti Maria di Magdala,[2]
tu che esaudisti il buon ladrone,
anche a me hai dato speranza.

Le mie preghiere non sono degne;
ma tu, buon Dio, con benignità fa'
che io non sia arso dal fuoco eterno.

Assicurami un posto fra le pecorelle,
e tienimi lontano dai caproni,
ponendomi alla tua destra.

Una volta smascherati i malvagi,
condannati alle fiamme feroci,
chiamami tra i benedetti.

Prego supplice e in ginocchio,
il cuore contrito, come ridotto a cenere,
prenditi cura del mio destino.

Giorno di lacrime, quello,
quando risorgerà dalla cenere

Il peccatore per essere giudicato.
perdonalo, o Dio:

Pio Signore Gesù,
dona a loro la pace. Amen.


In epoche cupe come questa tra terrorismo, guerre, immigrazione, muri, scenari apocalittici, a cui ora si aggiunge pure Trump, il senso di perdita si fa feroce. E, con esso, la disgrazia della morte o l’aleggiare della paura tra esseri umani che non si riconoscono più nell’aggettivo che li riguarda: cioè umani!
A tal proposito, l’eccellente programma dell’Auditorium in Largo Mahler a Milano, ha ben scelto di proporre il Requiem di Verdi, eseguito dall’Orchestra e il Coro Sinfonico, ottimamente diretti rispettivamente da Jader Bignamini e Erina Gambarini.
Niente di più umano, attuale, commovente e potente di questa partitura rende ancora speranza a chi l’ascolta, soprattutto unita alla composizione di Tommaso da Celano che sa colpire le anime e al tempo stesso valorizzare i cantanti, anche se solo con poche note o accordi reiterati.
Basti pensare al dies irae, che fu di Mozart, Berlioz, Brahms e Faurè ma che Verdi, con la Messa da Requiem scritta in onore e memoria di Rossini prima e Alessandro Manzoni poi, con la sua partitura complessa, lunga e un ottimo ensamble, completamente in sintonia, rende Unico e Milanese. Solo chi conosce a fondo l’uomo, le sue disgrazie, la precarietà della condizione umana altalenante tra morte e vita eterna, tra pathos cristiano e destino divino, può in tal profondo modo descrivere ciò che avviene e il sentire che ne scaturisce: vibrante.

Qualità e quantità di “colore” delle voci soliste, scritte così attentamente da esaltarne il potenziale che è poi protetto da un coro sublime, che funge da voce di dolore dell’umanità e descrive atmosfere di gruppo, in contrapposizione alla solitudine del singolo di fronte alla morte, rendono la performance all’auditorium un magico uso di 100 minuti.

Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler; orari apertura: mar – dom, ore 14.30 – 19.00. Tel. 02.83389401/2/3, www.laverdi.org Le foto sono di Mario Mainino


In copertina: Il M° Bignamini dirige orchestra e coro de laVerdi nel Requiem di Verdi - foto Mario Mainino





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