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RUBENS TORNA A CASA
Data: 05.11.2016

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MILANO:
PALAZZO REALE OSPITA I CAPOLAVORI PROVENIENTI DA TUTTO IL GLOBO
DELL’AMBASCIATORE DI ARTE E CULTURA PIU’ BRAVO DEL MONDO

Umanista e studioso, collezionista e ambasciatore, consulente di re e politici, amò l’Europa e l’Italia. Forse più di noi.

Pieter Paul Rubens e la nascita del Barocco


Innamorato dell’Italia tanto da trascorrervi ben otto anni fin dal 1600, diviso tra Venezia, Mantova, Roma, Genova, Sir Pieter Paul Rubens (Siegen 1577 – Anversa 1640), sarebbe contento di sapere che il Bel Paese celebra ancora i suoi fasti, in particolare Palazzo Reale e Milano che accolgono il grande maestro con una splendida mostra, realizzata da Civita per la cura di Anna Lo Bianco, con accurato catalogo di Marsilio editore.
70 opere, di cui 40 capolavori del fiammingo geniale, prestiti internazionali provenienti dal Prado, dall’Hermitage di San Pietroburgo, della Gemäldegalerie di Berlino e del Principe del Liechtenstein, saranno visibili dal 26 ottobre 2016 al 26 febbraio 2017, e valgono di sicuro una o più visite.

Rubens fu innanzitutto grande maestro dello spazio che studiava accuratamente, gestendolo appieno come in Ritratto di Giovanni Carlo Doria (1606) in cui un cavallo al galoppo e un cane sembrano varcare la soglia e arrivare perfino addosso allo spettatore.
Anche usando grandi animali, spesso inquietanti come aquile, idre, draghi, serpenti o figure umane possenti, tornite, dai corpi pieni, michelangioleschi, che s’ispirano alla statuaria greca e romana in tuttotondo, (tutte opere con cui venne in contatto a Roma, dal Laocoonte allo Spinario, dalle Erme come Pseudo Seneca ad Afrodite) egli riesce nell’intento spaziale di soverchiare lo spettatore.

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Peter Paul Rubens, Ritratto di Giovanni Carlo Doria a cavallo, 1606, Olio su tela, 265x188 cm., Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

Attraverso tutto ciò la pittura terrena, solida, avvolgente di Rubens fa stare bene. Una visita a questa mostra vi cambierà infatti la giornata, così come tutte le cose belle hanno la proprietà di fare.
Erotico e potente, candido e sublime, alternando corpi nudi, affastellati e sinuosi, in contrasto a visioni sacre con piccoli angeli rotondi e squarci di luce dorata che fendono i nembi: tutto questo è Rubens!
Un melange tra sacro e profano e l’innovazione personalissima della lettura dei due scenari dicotomici con cui amò confrontarsi: mitologico e psicologico, conscio e inconscio, tenebre e luce.
Affascinato da Caravaggio, Tintoretto, Leonardo, Correggio, Rubens funge da spartiacque emotivo sui giovani barocchi italiani che influenzò in modo indelebile come: Pietro da Cortona, Bernini, Lanfranco e Luca Giordano.
Le sue visioni, mitologie e allegorie, pregne di giganti, miti e gesta eroiche, a volte schiacciati, (compressi in uno spazio che non gli basta mai, come con Ganimede, Ercole, Senaca o Saturno) si arricchiscono di panneggi vellutati e metallici, abiti sfarzosi ed eleganti che le sue donne di una ricca e nobile Europa, o uscite da miti, indossano con consapevolezza di rango come in Maria de Medici o Gregorio con Santa Domitilla, San Mauro e San Papiano, Marte e Rea Silvia o Le figlie di Cecrope che scoprono Erittonio fanciullo.
Quest’ultimo è un quadro fantastico che narra di tutto. E’ come andare a vedere un film horror ma ambientato nell’antica Grecia. Vi si rappresenta, la sinuosità delle tre giovani vestali nude e bellissime, a cui Atena aveva affidato il figlioletto mostruoso di Gea, dea della fertilità il quale, avendo serpi al posto delle gambe, viene secretato in una gerla. Aglauro però che malauguratamente apre la cesta, rimane sconvolta all’apparire di un bambino con serpi ai piedi, così mostruoso. Il tema delle allegorie della fertilità è presente a sinistra del quadro nell’erma di Pan, Dio dell’amore carnale, simbolo della natura selvaggia e nella scultura dai cinque seni a destra che ben rappresenta Gea: la madre terra nelle sembianze di Efeso.

Vi sono poi nei lavori di Rubens molti riferimenti a una natura possente, immensa che rappresenta le virtù morali come il coraggio nella quercia, la lealtà nell’edera avvinghiata all'albero e l’umiltà d'animo che contraddistingue l'ulivo. Tali simboli di amicizia, forza d’animo, coraggio sono adeguati ai miti Greci. Oppure si ricorre a una fauna simbolica, ricca di cicogne e fertilità, cavalli, cani, aquile, simbolo di regalità, come in Giovanni Carlo Doria con destriero a cavallo, ottimo ritratto. L’aquila a sinistra allude infatti al casato dei Doria, mentre le cicogne a destra alla gratitudine per il re di Spagna ammesso al cavalierato. Il cagnolino è simbolo di fedeltà.
Altro sublime lavoro è l’elegantissima Conversione di Saulo, elaborato e riconoscibile agli occhi degli italiani, forse proprio perché allude ai nostri maestri: a Leonardo nella composizione, nella forza e potenza dei cavalli, ripresi dalla battaglia di Anghiari; a Tintoretto nelle pennellate veloci; a Correggio nei contrasti luministici accentuati che ben illuminano la conversione sulla via di Damasco e la folgorazione.

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Peter Paul Rubens, San Gregorio con santa Domitilla, san Mauro e san Papiano, 1606, Olio su tela, 146,5x120 cm., Berlino, Gemäldegalerie

Vanno citati infine tre lavori attuali e pregni di forza.
Le consequenze della guerra, 1637, Galleria Palatina, Firenze e l’Allegoria della pace concepiti durante la guerra dei 30 anni, epoca in cui l’artista maturò la consapevolezza dell'inutilità della battaglie e lanciò ante litteram un messaggio pacifista.
Anche se questi due quadri non sono presenti, vanno tenuti in ampia considerazione per la potenza e l’attualità che li contraddistingue. Il messaggio è chiaro su quello che la guerra rovina: CULTURA e VITA. Infatti, non c’è né arte né musica e l’artista per illustrare la perdita, colloca Marte in battaglia mentre calpesta libri e rompe strumenti, distruggendo con essi simbolicamente ogni forma di espressione intellettuale. Si travolgono le Arti, quali musica, architettura, personificate rispettivamente dalla donna e dall’uomo con un liuto rotto in mano. La donna rappresenta poi l’iconografia della mousiké, il complesso delle arti presiedute dalle Muse che comprendeva la poesia, la letteratura, la musica in senso stretto, il teatro, il canto, la danza.
Le Arti sono quindi tutte travolte e annientate, a indicare che la guerra non solo causa morte e distruzione, ma spezza la civiltà, intesa come patrimonio culturale umano.
La guerra porta dolore, carestia, peste e morte e vi si mostra Europa, sua personificazione, vestita a lutto e con l'abito a brandelli, che alza gli occhi, stroncata dal dolore, per supplicare l'aiuto divino. Si riconosce dal bambino che regge il globo con la croce, simbolo di cristianità. Essa è disperata, dopo tanti anni di saccheggi, oltraggi e miserie e invoca dal cielo la pace. In crisi, travolta dal lutto e con braccia levate in segno di resa, vede distrutta la sua prosperità. Proprio come oggi.
Qui, in effetti, è più l’ambasciatore del pittore a parlare. Rubens, che fu anche diplomatico, oltre che uomo colto, appassionato di storia, classicismo e filosofia, narra vicende, seppur collocate tra gli dei dell’Olimpo, in un quadro attualissimo come questo risultano in perfetta linea con quello che si sta vivendo oggi.

Anche I quattro filosofi seppur non in mostra va ricordato. Rappresenta assieme a Eraclito e Democrito l’amore per la filosofia in cui i quattro uomini fungono anche da emblema di amicizia e cultura. Troviamo Justus Lipsious, cultore di Seneca, filoso e umanista, Jan Voverius, un autoritratto di Rubens e di suo fratello morto nel 1611. Quattro tulipani, di cui due appassiti, rappresentano il fratello e l’amico morti, il tema della caducità della vita, la fragilità del sapere. L’edera è nuovamente tema dell’amicizia duratura, anche dopo la morte.
Le statue antiche, i simboli greci e romani, emblemi di un’indiscussa grandezza, uniti all’energia della vita del presente fungono da trade union, liason tra passato e attualità e Rubens, come pochi, sa narrare della passione, dell’amore per la vita, per le cose del mondo e l’arte esternandole in tutta la sua eloquenza espressiva ed estrema eleganza.

Civita Ombretta Roverselli, tel. 0243353527, http://www.civita.it
Catalogo Marsilio Editori


In copertina: Pietro Paolo Rubens, La scoperta di Erittonio fanciullo, 1615 - 1616, Olio su Tela, 243,5 x 345,5 cm., Vienna, Palazzo Liechtenstein - The Princely Collection (particolare)





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