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Materia e segno. La profondità della leggerezza
Data: 26.10.2016

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E’ il titolo della 66esima Rassegna internazionale d’arte Premio G.B. Salvi che ogni anno  va in scena a Sassoferrato (AN) nella terra che nel ‘600  ha dato i natali al grande “pittore delle madonne”. Sono cinque le sezioni cui la raffinata competenza dei curatori, gli storici dell’arte Daniela Simoni e Nunzio Giustozzi, ha dato vita. La sezione degli artisti in concorso ha visto premiati i lavori di tre giovani nel segno di una rinnovata tradizione. Il talento fermano Francesco Mori espone grandi volti, realizzati con la inusuale tecnica a carboncino sulla delicatezza di un supporto in carta, che colpiscono per forza espressiva e nitido realismo. Disegni intrisi di leggerezza e intensità, caratterizzati da notevole abilità segnica in grado di far emergere aspetti interiori e psicologici dei soggetti rappresentati che restituiscono freschezza e contemporaneità di un linguaggio antico.

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Giuliano Giuliani

La giapponese Hisako Mori, la cui ricerca esprime con eleganza formale i caratteri estetici della sua cultura di origine. I suoi acquerelli  evidenziano una leggerezza visiva e filosofica  che mirano al desiderio di permeare gli aspetti più profondi delle cose. Le sue foglie come metafora dell’esistenza e dello scorrere del tempo, cristallizzate in griglie come sfaccettature della vita, l’evanescenza del colore e la tecnica personale riassumono con fluidità passato e presente. Il romano Giulio Catelli, la cui impronta ancora tradizionalista di alcuni paesaggi  viene abilmente superata nei lavori come “Storia dello studente” e “Trittico del mare Sciacca”. Composizioni come frames di una sequenza cinematografica di efficace appeal visivo, dipinti in cui emerge una sintesi di figurazione e narrazione enfatizzata da suggestioni  cromatiche che invitano ad oltrepassare il puro aspetto figurativo. La sezione “Grandi scultori del ‘900” presenta un dialogo tra le opere di Edgardo Mannucci e Pericle Fazzini, lo scultore del vento, come lo aveva definito Giuseppe Ungaretti, esposte nel seicentesco Palazzo degli Scalzi.” Il loro percorso si snoda tra le Marche e Roma dove si sono conosciuti negli anni trenta ed entrambi rimarranno legati alla loro terra”.

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Giuliano Giuliani

Fazzini, riferendosi alla sua Grottammare dove era nato nel 1913,  affermava: ho pensato alla scultura con l’Adriatico addosso. Un Autoritratto “psicologico”  che rivela la padronanza del gesto, il ritratto in legno policromo che ci restituisce i tratti delicati della moglie Anita, una Sibilla seduta dalle forme generose che pare intenta a riflettere, un Profeta in bronzo che guarda lontano e un’opera che ricalca lo stile della celeberrima Resurrezione del 1975, la grande scultura commissionata da Papa Paolo VI per la Sala Nervi, la figura del Cristo fra una esplosione  “ tra violenza ed energia “ di elementi che rimandano alla natura, alla terra: rami, radici che paiono alimentati da un dialogo fra il vento e la materia, fra la vita e la morte. Di Edgardo Mannucci, nato a Fabriano nel 1904, la mostra ripropone gli esordi figurativi  prima del periodo informale illustrato nel percorso espositivo da Strappi, Rilievi, Piastre, Cerchi, alcuni inediti,  da cui emerge  lo spirito della materia che l’artista libera  come in una danza fra stratificazione e movimento. Nella splendida chiesa romanica di San Michele Arcangelo, restituita di recente al suo antico splendore, un omaggio all’artista ascolano  Giuliano Giuliani. Singolare interprete del linguaggio della scultura attraverso un fare antico che si veste di una sapiente modernità, il lavoro di un uomo che infonde l’anima alla pietra con una sorprendente leggerezza. Le sue mani a togliere materia, assottigliarla, a creare suggestioni per opere che paiono respirare.  Misteriose ascensioni, inaspettate  lacerazioni, avvolgimenti, ondulazioni; la pietra lavorata con l’abilità di uno  scultore “nato dalla pietra” che ha respirato l’odore, la polvere del travertino affascinato  della sua incredibile bellezza nella cava di famiglia. Un’opera che dialoga con la natura, il rapporto della mia scultura con l’uomo, la natura e le cose, aspetti fondamentali  del mio fare arte. Storie scritte con la pietra per rinascere ad ogni istante, arte e leggerezza per l’eternità.

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Paesaggio di Eriberto Guidi

E ancora l’omaggio ad Eriberto Guidi, l’artista fotografo scomparso di recente. Il linguaggio in bianco e nero dei paesaggi che, verso il tramonto della sua esistenza, si vestiranno di colore,  la poesia di un uomo che ha raccontato con empatia “l’Orrida Bellezza” di una natura selvaggia, il respiro della terra. La sezione dedicata alle “Tendenze del contemporaneo”  celebra fra altri nomi quello di Raimondo Rossi:  lo spirito lieve delle sue ceramiche, angeli e maternità in movimento per un abile racconto tra “materia e segno”. Alcune opere del ciclo  I misteri del rosario, sono della libanese Vivianne  Bou Khair, una artista che  attraversa crocevia di culture e religioni e sceglie l’Italia per vivere. Dipinti realizzati con una personale cifra stilistica, una mano sicura che guarda all’arte delle icone bizantine e un poco alla secessione viennese. Tele come espressione di un viaggio interiore che parte dalla storia per eternizzare un percorso alla ricerca della verità. La stilizzazione geometrica dei volti, quello di Cristo, quello di Maria ed è come se Vivianne volesse consegnarci una chiave per aprire almeno una porta del mistero che avvolge la vita,  di quello che abbraccia la morte. Un percorso ricco ed articolato quello della 66esima rassegna Salvi,  una grande mostra in un città piccola, l’antica Sentinum, quasi un paese, - un paese ci vuole …un paese vuol dire non essere soli- che conferma il carattere di necessità dell’arte. La proposta ragionata di due curatori che, insieme l’impegno degli amministratori, guardano all’arte come ad una risorsa imprescindibile  della esistenza umana.


In copertina: Giuliano Giuliani





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