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Nel magico sguardo di Sarah Moon: qui e ora
Data: 03.10.2016

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Nel magico sguardo di Sarah Moon: qui e ora
Il tempo trasforma corpi, pietre e ricordi


Di grande fascino il dialogo tra lo spazio architettonico e gli affreschi, in parte consumati dal tempo, del Palazzetto Sanvitale, all’interno del Parco Ducale di Parma, e le foto di Sarah Moon: lo scatto che ruba l’istante e lo trattiene come ricordo pare qui essere già memoria incerta, sfumata, al confine tra vero e falso, esitante visone onirica tra natura e cultura. Di grande emozione. E “Qui e Ora. Ici et Maintenant” - il tempo, sì, come protagonista - è il titolo di questa mostra dai pochi colori, dove la pietra (i molti, preziosi “Omaggio a Fortuny”) rinvia a più stratificazioni temporali, anche alla plissettatura ideata da Mariano Fortuny, ispirata all’abbigliamento greco, con i volti, i corpi macchiati, corrosi delle statue che paiono a tratti figure umane dissepolte. Malinconie - curate però dalla bellezza, preziosa compensazione a questo senso di perdita: nulla resta immutabile, anche la stessa immagine fotografica pare già carica dell’ambiguità del ricordo che svanisce, evapora, si confonde.

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Sarah Moon, Vera Cruz, 1987

Preziosa la mostra di Sarah Moon vista a Parigi anni fa. Indimenticabile. Lei stessa figura straordinaria, il vero nome Marielle Hadengue, nata in Francia nel 1941, la famiglia d’origine ebraica costretta a emigrare, modella di straordinaria eleganza e bellezza, fotografa di moda di magica originalità, prima donna a realizzare un Calendario Pirelli. Anche la moda del resto vive del gusto volubile, continuamente mutevole tra sorprese effimere: è ancora il tempo a dominare, ogni fotografia visione subito lontana - passato! - dell’istante trascorso. Vasta, affascinante, la ricerca di Sarah Moon, sapendo creare visioni surreali, insiemi mossi, composizioni sospese tra umano e inanimato, ogni realtà esitante, inquieta, indefinita, immersa spesso in atmosfere buie.

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Sarah Moon, Bacchante, 2015, 50x60

Qui (e ora: fino al 15 ottobre) la mostra, a cura della Galleria Carla Sozzani, si visita in forma vagamente labirintica, per la struttura dello storico Palazzetto Sanvitale che la ospita, per la disposizione dei pannelli. I corpi sono a volte come “mascherati”, quanto indossato volto a modificare, a rendere altro, le figure femminili, rese a tratti quasi marionette abbandonate. E ci sono anche piante, fiori e uccelli: ma pare prevalere sempre l’artificio, come se la macchina fotografica avvertisse il bisogno, allo sguardo di Sarah Moon, di proiettare senso e sensazioni originali che organizzano, trasformano, rielaborano.

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Sarah Moon, Le jeune homme, 1999, 50x60

Se non è l’oggetto già in sé predisposto all’indeterminato, pare spesso lo scatto a definire dubbio e incertezza. Non ci si stanca di osservare, per esempio (in mostra), o . Ritornando ancora ai Fortuny (dalla mostra che si è conclusa a Venezia qualche mese fa): per la cartolina di  “Qui e Ora. Ici et Maintenant” uno di questi “Omaggi” in pietra, “Bacchante”, un ventre femminile con quella ferita sulla coscia che, malgrado tutto, pare incisa nella carne...Come a teatro, la rappresentazione - e la sua riproduzione, un gioco moltiplicato, magnifica Sarah Moon - riesce a volte, nella finzione esplicita, a creare, più del vero tanto spesso opaco, echi profondissimi d’inattese emozioni.  


In copertina: Sarah Moon, Julie Stouvenel, 1989 (particolare)






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