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Il terzo occhio di Ivan D’Alberto
Data: 17.12.2015

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Il terzo occhio di Ivan D’Alberto. Dall’omicidio di Avetrana a Profondo Rosso dai plastici di Bruno Vespa alle installazioni di Angelo Colangelo, primeVie edizioni, 2015

In questa pubblicazione Ivan D’Alberto traccia una fortissima correlazione tra media, arte e vita secondo un processo di assonanze e accostamenti tipico dei Visual Studies. Da sempre interessato alle deformazioni e azioni del corpo come soggetto e oggetto artistico, prende spunto da alcune opere storiche come La zattera della medusa di Théodore Géricault o L’origine del mondo di Gustave Courbet per dimostrare come il brutto, tra naturalismo e realismo, divenga  un elemento significativo per la produzione artistica. Passando poi attraverso le opere di Thomas Couture e Constantin Meunier e i romanzi di Émile Zola arriviamo fino ai giorni nostri in cui il privato è ormai senza remore di dominio pubblico, emblematici i casi di spettacolarizzazione del dolore nelle trasmissioni televisive. Si pensi alla puntata del 7 ottobre 2010 di Chi l’ha visto, in cui la giornalista Federica Sciarelli rivela in diretta tv alla madre di Sarah Scazzi la morte della figlia. In questa vicenda d’Alberto individua in Sabrina Misseri una sorta di performer mediatica, in grado di agire sugli schermi come sul palco di un teatro, piangendo, inscenando piste da seguire, accusando i genitori.
Già Francesco Vezzoli ha più volte mostrato nelle sue opere, commistione di video, fotografia e pittura, la centralità del  potere dei media. D’Alberto prosegue paragonando l’omicidio di Avetrana alla trama di Profondo Rosso di Dario Argento, secondo un processo che ingenera nello spettatore confusione tra verità e verosimiglianza, alla ricerca spasmodica di una rivelazione finale.
Una telegenia collettiva investe la società contemporanea, da Andy Warhol fino a Maurizio Costanzo, per incentrarsi sulla perversione del reality show. D’Alberto non giudica, si badi bene, ma propone al lettore degli esercizi di lettura dell’arte e della visione, interrogandosi sul ruolo del brutto, del tragico e dell’abietto, come avrebbe detto Jean Clair, nella società contemporanea. Non è un caso se le descrizioni degli omicidi sono sempre più accurate e se Bruno Vespa ha raggiunto i massimi ascolti con le ricostruzioni del plastico della villa di Cogne... è il desiderio inconscio della rappresentazione della morte, così come avviene nelle opere storiche La morte di Marat di Jacques-Louis David o Il suicidio di Édouard Manet, che trovano piena realizzazione nelle fotografie dei cadaveri di Arthur Felling e nella serie The Morgue di Andres Serrano.
Si rende manifesto così un nuovo feticismo per il reietto e il malato quali esperienze di confine di un contemporaneo incerto che non sa più distinguere tra attrazione e repulsione.
Ivan D’Alberto è  storico dell’arte, giornalista e docente di arti visive. Dopo una laurea in Storia della critica d’arte e un master in Economia gestione e valorizzazione dei beni culturali, nel 2005 si trasferisce in Inghilterra (Londra) e partecipa alle attività promosse dall’ICA The Institute of Contemporary Arts. E’ direttore del Museo di Arte Contemporanea di Nocciano (Pescara) dal 2008 al 2013. E’ stato docente esterno di visual art della University of Massachusetts Dartmouth (Department Arts and Sciences) USA in occasione delle residenze estive svolte dagli studenti americani in Italia. Dal 2011 è curatore di CORPO: Festival delle Arti Performative. Nel 2012 ha conseguito una laurea specialistica in Arti visive e discipline dello spettacolo presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila ed è stato ideatore del CAPPA: Centro d’Archiviazione e Promozione della Performing Art. Ha curato diverse mostre tra cui SeCreAzioni: da Piero Manzoni al fallimento Lehman Brothers (Nocciano/Pescara 2009), MadeinAbruzzo (Milano 2011), Integumenta Angelii: utili ammaestramenti per l’anima e per il corpo (Roma 2013), audĭentĭa – città in ascolto (Roma 2014),  A letto con l’artista (Milano 2015), E123 (Venezia 2015). Scrive per la rivista specializzata Juliet Art Magazine ed ha pubblicato nel 2015 il volume CORPO estraneo/straniero. Storia delle arti performative in Abruzzo. 





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