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MUSÉE JACQUEMART ANDRÉ. FLORENCE: PORTRAITS À LA COUR DES MÉDICIS
Data: 10.11.2015

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“… Jeudi je fis un bras,
vendredi l’autre bras,
samedi la cuisse de la figure que est ainsi
dimanche je dînais et supais avec Bronzino
et le matin je plantais le pêchers.”

Pontormo, Journal, 1556


La maniacalità di Pontormo, le sue nevrosi e ossessioni, sia per il cibo che per le malattie, come la registrazione cronica, quotidiana e cronologica di tutto ciò che metteva su tela e appariva al mondo, o mangiava e poi eliminava, in un ottimo rapporto di creazione e distruzione, fa di lui, non solo un orfano problematico, forse lievemente autistico, ma in primis un artista geniale, che forse non riconosceva appieno le sue qualità eccelse. Così come invece facciamo noi oggi.
Tutto questo e molto altro, è in mostra a Parigi. Musée Jacquemart André, al 158 di Boulevard Haussmann, è un museo meraviglioso; una bomboniera di qualità e lusso. La villa concepita dalla genialità di Henri Parent, già all’entrata, fin dal cortile a semicerchio, abbraccia il visitatore; residenza privata di collezionisti appassionati che hanno dedicato tutta la loro vita alla ricerca di capolavori, consigliati da curatori. Alla ricerca dell’opera perfetta viaggiarono in Italia, Grecia e Medio Oriente; questa era una coppia perfetta, un banchiere lui, un artista lei, ricchi di amore, notorietà, cultura e gusto.
La bellissima collezione permanente, iniziata nel 1860, annovera, tra gli altri anche Mantegna, Tiziano e vari artisti italiani, oltre a mobili, tappeti, ceramiche, gioielli, sculture disposti in spazi sontuosi, (tra cui persino un giardino d’inverno), e valgono già una visita.
A ciò si aggiungano fantastiche mostre temporanee, una delle cose che non deludono mai e che vale SEMPRE la pena di vedere a Parigi, se non altro per far capire ai musei italiani, ai loro politici e curatori, come si valorizza il nostro patrimonio.

Queste opere sono tutte là da vedere fino al 25 gennaio nella mostra: FLORENCE, PORTRAITS À LA COUR DES MÉDICIS a cura di Carlo Falciani e Nicolas Saint Fare Garnot con autorevoli prestiti da Firenze, Chicago, Londra.
L’arte del ritratto che prende enormemente piede nel ‘500 come simbolo di lusso, prestigio, affermazione sociale e culturale offre qui splendide pitture di Bronzino, così ricco, elegante, manierista, le cui mani, con il secondo e terzo dito staccati, leggermente separati, fungono da prescelto marchio di fabbrica.
Si vedono mani appoggiate con nonchalanche su di un cane, come nel Ritratto di dama in rosso, su di un elmo, sulla balza di un abito, come Portrait di Eleonore de Tolede, inavvertitamente caduche, molli, presagio di ricchezza, classe, e rilassatezza.
I quadri di Pontormo, che avviò una sistematica opera di rinnovamento degli schemi compositivi della tradizione, talvolta spregiudicato, cercando di reagire al classicismo pittorico attraverso un'inesauribile vena sperimentale e anticlassicista.
Parliamo di un uomo ricco di sfumature, mistero e materia le cui figure allampanate, lunghe, misteriose, quasi marziane, aprono alla curiosità indefessa del diverso e altro da noi: spesso messo a nudo, senza protezioni, pronto a dipingerne l’anima.
Come in Double portrait, due uomini, apparentemente e casualmente vicini, nascondono forse un’amicizia più intensa. Nell’essenza, entrambi infatti esprimono la bellezza della tragedia. Uomini contriti e teatrali, lacerati o appesantiti, a volte un po’ matti o consapevoli nei volti, quasi a manifestare un disagio di vivere, come in La nausée, categoria esistenziale, di Jean-Paul Sartre. Qui in mostra il bellissimo ritratto di Giovane con liuto.
Andrea del Sarto infine che, con la sua pittura sfumata, inconsistente e densa al tempo stesso, sembra sfuggire allo sguardo, per entrare attraverso l’anima nel fruitore, come in Ritratto di una donna in giallo. E poi ancora di Ridolfo del Ghirlandaio, Salviati e Vasari. Assolutamente imperdibile la sala 7, piccola, accogliente con cinque capolavori, che abbracciando il fruitore, fanno scivolare in un ambiente di lussuria artistica indimenticabile. 


1. “Giovedi ho fatto un braccio, venerdi l’altro. Sabato la coscia della figura che è così. Domenica ho cenato con Bronzino, e la mattina ho piantato le pesche.”



In copertina: Bronzino, Portrait d Eleonore de Tolede (Particolare)  





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