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Riapre a Treviso il Museo Bailo
Data: 11.11.2015

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“Un museo che si aggiunge al grande sistema museale italiano e segna l’inizio di un nuovo Rinascimento a Treviso”. Con queste parole il sindaco della città veneta Giovanni Manildo, ha salutato la riapertura del Museo Civico Luigi Bailo che, dopo una chiusura di dodici anni, è stato restituito alla pubblica fruizione.

Fondato nel 1879, il museo è stato oggetto negli ultimi due anni di una radicale ristrutturazione, costata più di quattro milioni di euro. Interventi che hanno risolto le criticità strutturali e impiantistiche, riqualificato gli spazi interni e portato ad una loro ridistribuzione, e permesso la realizzazione di una facciata contraddistinta da più aperture.

Un museo dunque tutto nuovo che rivela quanto la cittadina trevigiana e la sua amministrazione credono ed investono in cultura.

Articolato in 21 sale disposte su due piani, il percorso propone più di trecento lavori dell’Ottocento e del Novecento trevigiano tra cui ritratti, paesaggi e scene dal vero firmati da diversi artisti locali tra cui Luigi Serena, Vittore Cargnel, Giovanni Apollonio, i Ciardi, Gino Rossi. E ancora opere della scuola d’incisione trevigiana di Arturo Malossi, di Alberto Martini, Giovanni Barbisan e Carlo Conte.

Il punto di forza del museo è però Arturo Martini (1889-1947), cittadino trevigiano e scultore tra i più apprezzati del XX secolo. E’ lui il protagonista indiscusso di questa istituzione museale che vanta di questo artista la più ricca collezione tra quelle oggi esistenti.

Più di centotrenta le opere in esposizione tra cui terracotte, gessi, sculture in pietra, bronzi, opere grafiche e ceramiche: una vera e propria collezione nella collezione che consente di seguire l’iter di Martini dal suo esordio ‘verista’ agli anni di Ca’ Pesaro sino alla sua piena ed originale maturità.
Tanti i capolavori presenti, allestiti cronologicamente, tra cui la “Fanciulla piena d’amore”, la “Pisana”, Allegorie del Mare e della Terra”, “Amore materno”, la “Venere dei porti”, “Donna che nuota”,“Maternità”.

E’ stato invece posto nel chiostro il gruppo scultoreo “Adamo ed Eva Ottolenghi” del 1931. Un grande lavoro in pietra acquistato dal Comune di Treviso con pubblica sottoscrizione nel 1992 che si può vedere anche dall’esterno grazie ad una grande finestra collocata sulla facciata del Museo.

Da non perdere lungo il percorso anche la particolare sezione
dedicata alla grafica: lavori a matita, ad inchiostro, cheramografie, xilografie e linoleografie. Un nucleo di opere poco visto, considerate dall’artista un ‘sovrappiù’, espressione di una ricerca complementare e parallela che Martini portò avanti insieme alla scultura.

E a testimonianza del fervore culturale che sta vivendo la città di Treviso da segnalare, infine, la ristrutturazione delle sale e degli impianti del Complesso di Santa Caterina che riapre con una mostra dedicata all’incisore olandese Escher.

E dulcis in fundo la mostra dedicata a El Greco alla Ca’ dei Carraresi.


In copertina: Fotografia di Marco Zanta 





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