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GLI UFFIZI A CASAL DI PRINCIPE. La luce vince l’ombra
Autore: Luca Del Core
Data: 13.10.2015

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Successo di pubblico e di cifre per la mostra allestita in una location insolita, non un museo, non una galleria, bensì una villa confiscata alla camorra a Casal di Principe, in provincia di Caserta, territorio noto per le vicende della criminalità organizzata.

Migliaia di visitatori provenienti da tutta Italia, da paesi europei, Francia, Germania, e da molto lontano, Stati Uniti ed Australia, diecimila prenotazioni fino alla fine di novembre per l’ esposizione “Gli Uffizi a Casal di Principe”- la luce vince l’ ombra, prorogata fino al 13 dicembre 2015.
Una mostra voluta fortemente dalle istituzioni per ricordare don Peppe Diana, emblema della lotta alla criminalità, per riaffermare la presenza dello Stato nelle terre martoriate dalle attività illecite, per ribadire che le periferie non sono abbandonate al proprio destino, per asserire il primato della luce sull’ombra.

E’ nel segno della “Rinascita” del territorio che prende spunto questa iniziativa.

Giunti all’ esterno della villa confiscata, in una zona periferica di Casal di Principe, circondata da altre abitazioni e da grandi distese di terreno, un tempo denominata “Campania Felix”, ci si sofferma sul ponteggio che copre interamente l’ edificio sequestrato dalle autorità giudiziarie, quasi una metafora dalla duplice valenza, da un lato, “coprire” le facciate realizzate grazie ai proventi delle attività illecite, dall’altro, ribadire che è in “cantiere” un nuovo progetto di valorizzazione della struttura e del territorio.

A guidare i visitatori all’ interno della mostra sono gli “Ambasciatori della Rinascita”, ottanta guide reclutate tra il comune di Casal di Principe e quelli limitrofi con il compito di illustrare non solo il contenuto dell’ esposizione, ma anche dei disastri ambientali e sociali provocati dai clan camorristici in queste zone.

Un sottile fil rouge lega la comunità casalese e le opere provenienti dalla Galleria degli Uffizi, dal Museo di Capodimonte e dal Museo Campano di Capua, entrambi accomunati da un vero e proprio “recupero”, dipinti restaurati dalle mani di abili restauratori, un esempio è il “Concerto” di Bartolomeo Manfredi, quasi completamente distrutto nell’ attentato di via Georgofili del 1993 e della videoinstallazione “Una luce nuova” che narra della tela danneggiata dall’ ordigno “L’ Adorazione dei pastori” di Gherardo delle Notti e ripristinata parzialmente.

 Tema centrale dell’ esposizione è la pittura del Seicento di artisti napoletani o legati a Napoli, influenzati dalla lezione caravaggesca.

Diverse opere di grandi artisti, tra cui spicca una pregevole tela “Incredulità di San Tommaso” realizzata da un pittore del Seicento che si ispira all’ originale dipinto da Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, colpisce per la fedeltà e qualità pittorica o di un “San Girolamo” di Jusepe De Ribera, detto lo Spagnoletto, molto attivo nella città partenopea.
A rendere l’ esposizione ancora più interessante sono le opere di Artemisia Gentileschi, con “Santa Caterina d’ Alessandria”, la “Vanitas” di Mattia Preti, e altre opere, “Autoritratto” e “La carità” di Luca Giordano.

Un cenno di contemporaneità è data dall’ opera, acrilico e serigrafia su tela di Andy Warhol intitolata “Fate presto” tratta dalla prima pagina del giornale “il Mattino”, una esortazione alle istituzioni e all’ intera comunità ad aiutare, a velocizzare le operazioni di soccorso per le popolazioni colpite dal sisma dell’ Irpinia del 1980. Una affermazione che a distanza di tempo è stata ripresa per sollecitare la presenza dello Stato nei territori casalesi abbandonati al proprio destino.

L’ auspicio è che questa mostra non sia una iniziativa isolata, se dal 15 giugno hanno attecchito i primi semi della “Rinascita” del territorio, dal 14 dicembre 2015, giorno post chiusura della mostra, l’ intera comunità casalese, e non solo, si aspettano delle “Riconferme” da parte delle istituzioni.

“Fate presto.”

 





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