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Pompei e l’Europa 1748-1943
Autore: Luca Del Core
Data: 21.10.2015

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Pompei.

L’antica città vesuviana evoca nell’immaginario collettivo suggestioni e preoccupazioni.

Epicentro di eventi di cronaca negli ultimi anni, che vanno dai tentativi di furto di reperti archeologici, dal crollo delle antiche mura delle Domus, dallo sciopero indetto senza autorizzazione dei dipendenti del sito (in piena estate sotto un sole rovente) fino alla recente denuncia sul web dei rubinetti moderni installati sulle fontane formate da mascheroni antichi, sottolineandone l’ inadeguatezza estetica.

Un sito archeologico che probabilmente sotto le ceneri trovava il suo riparo, la sua tutela, giacchè il susseguirsi di amministratori, di esponenti delle istituzioni non abbiano portato cambiamenti significativi.

“E pur si muove!”

Riprendendo la celebre frase galileiana, qualcosa sembra “muoversi.”
A pochi chilometri da Pompei, nucleo di una interessante mostra, è l’esposizione allestita all’ interno della Sala della Meridiana al Museo Archeologico di Napoli (in attesa dell’ insediamento del nuovo direttore Paolo Giulierini) fino al 2 novembre 2015, intitolata “Pompei e l’Europa 1748-1943.”

Una location d’eccezione per questa mostra, un “contenitore” (il museo) archeologico che si apre all’arte contemporanea.

Un grande progetto espositivo, dai primi scavi nel 1748 fino ai bombardamenti del 1943 per raccontare la suggestione evocata dal sito archeologico pompeiano sugli artisti che nel loro Grand Tour inserivano l’antico insediamento come tappa obbligata.

Una mostra che si svolge in un duplice itinerario, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e all’Anfiteatro di Pompei, oltre duecento opere provenienti dai musei europei e collezioni private per realizzare un “viaggio nel tempo” di quasi duecento anni.

Un percorso cronologico ben strutturato, un costante e continuo confronto tra reperti antichi accostati ad opere moderne, dipinti, statue, progetti architettonici, fotografie perfettamente integrati nello spazio circostante  innescando un processo di  interazione fra visitatore, opere d’arte e struttura ospitante (il museo.)

Un approccio alla mostra non solo scientifico ma anche emozionale. Pompei non è solo Storia, è anche sentimento. Osservando le opere il visitatore ha la possibilità di immedesimarsi nella visione dell’artista e nella sua chiave di lettura del sito archeologico. Se da una parte un’ artista del calibro di Hackert  dipinge l’antico teatro pompeiano  lasciando a noi un  “documento” dell’epoca, se  Jean Auguste Dominique Ingres dipinge  un acquerello  “Studio preparatorio per l’ambientazione di Antioco e Stratonice” rivelandoci gli usi e costumi dell’antica civiltà romana, dall’altra parte una visione romantica del sito,in antitesi ad una riproduzione fredda e distaccata è rappresentata da  opere  come il quadro di Paul Delaroche “Fanciulla nuda in un labrum pompeiano”  un’opera carica di sensualità e esacerbata dall’ imminente pericolo dell’eruzione del Vesuvio.

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Jean-Auguste-Dominique Ingres, Studio preparatorio per l’ambientazione di Antioco e Stratonice, matita e acquerello su carta copiativa, 50 cm x 65 cm, Musée Ingres, Montauban

Di notevole impatto emotivo sono i calchi originali dell’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., corpi inermi lasciati al proprio destino, da cui l’artista Arturo Martini trarrà ispirazione per realizzare una fedele riproduzione di questi antichi calchi, serie di opere intitolata “La sete.”

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Arturo Martini, Il bevitore (o La sete o L’uomo che beve), 1933-1936, pietra di Finale, alt. cm 70 x prof. cm 96 lung. cm 224, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, foto Idini

Colori vivaci e di contenuto sociale è il dipinto di Filippo Palizzi che nella sua “Fanciulla pensierosa negli scavi di Pompei” del 1865, una giovane donna operaia rivolge lo sguardo verso un affresco che affiora dallo scavo, sembra anticipare le paure e i timori per il destino dell’ area archeologica vesuviana.

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Filippo Palizzi, Fanciulla pensierosa negli Scavi di Pompei, olio su tela, 120 cm x 87 cm, 1865, Collezione privata

Una mostra che raggiunge il suo apice con opere di artisti del ‘900, due straordinari pezzi di Picasso, tra i quali “Due donne corrono sulla spiaggia” del 1922 esposti accanto alla menade sulla tarsia della Casa dei Capitelli.
Un’ operazione culturale che cerca di restituire alla città di Napoli una dimensione internazionale.

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Pablo Picasso, Due donne che corrono lungo la spiaggia (La corsa), gouache su compensato, 32,5 × 41,1 cm, 1922, Parigi, Musée Picasso © Succession Picasso by SIAE 2015

Tutela, conservazione e valorizzazione, principi fondamentali per salvare Pompei, istituzioni permettendo.  


In copertina: Paul Delaroche, Fanciulla nuda in un labrum pompeiano (particolare), 1843 - 1844 circa, olio su tela, 154 cm x 192 cm, Besançon, Musée des Beaux-Arts et d’Archèologie, photo Charles Choffet 





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